Abbiamo davvero vinto?

Una email che (forse) non contiene autocritica

Ogni volta che riprendo in mano la newsletter lo faccio sempre con l’intento di essere un po’ più regolare con le pubblicazioni per poi ogni volta puntualmente deludere quelle aspettative. Per cui devo, di nuovo, scusarmi per la lunga assenza.

Negli ultimi tempi sono successe tante cose, tra cui quella sicuramente più interessante è senza dubbio aver cominciato a collaborare con il Mensile Quattro, il giornale di zona del Municipio 4 di Milano. È stata una grande occasione e non vi nascondo che vedere il proprio nome stampato su un giornale cartaceo mi ha fatto una certa impressione. Se a qualcuno interessasse può trovare quello che ho scritto qui.

Ma veniamo ora alla politica.

Negli ultimi mesi abbiamo avuto nel nostro paese tre appuntamenti elettorali molto importanti, le elezioni regionali in Liguria, Emilia e Umbria. Ho aspettato gli esiti definitivi prima di commentare, perché credo che sia importante provare a dare una visione d’insieme.

Se volessimo fare un riassunto di come sono andate mi spingerei a direi “bene ma non benissimo”. Mi spiego. Seppur chiudere con un 2 a 1 per il centrosinistra riconquistando la fu rossa Umbria sia un ottimo (e per me insperato) risultato, è chiaro che resta l’amaro in bocca per un 3 a 0 mancato per pochissimo.

In Liguria infatti siamo arrivati a un soffio dalla vittoria, trasformando quello che sembrava un gol a (quasi) porta vuota, coi sondaggi che davano il centrosinistra avanti 7 punti, in una sconfitta. Le cause dietro la debacle di Orlando sono tante, non da ultimo il candidato, molto più conosciuto e stimato a Roma che non in Liguria. Ma il vero grosso ostacolo alla vittoria del centrosinistra ha un nome e cognome: Giuseppe Conte. Il leader dei 5 Stelle ha infatti deciso di sacrificare la Regione sull’altare della sfida lanciata alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, imponendo ultimatum che non hanno fatto altro che sabotato la coalizione. I furono grillini infatti hanno deciso, dopo la batosta alle europee che li ha portati a scendere sotto la soglia psicologica della doppia cifra, di provare a darsi un tono imponendo l’esclusione della lista dei Riformisti dalla coalizione a sostegno dell’ex Ministro della Giustizia prima e del Lavoro poi. Evidentemente i veti posti nel 2022 da Letta che hanno spalancato le porte di Palazzo Chigi a Giorgia Meloni non sono serviti a capire che la destra in questo paese vince non perché maggioranza assoluta nel paese, ma perché la sinistra procede divisa. Insomma, la morale è sempre la stessa: servono i voti, non i veti.

Ma veniamo ora alle belle notizie. In Emilia - Romagna si è confermato il buon governo del centrosinistra, con una vittoria a valanga del sindaco di Ravenna Michele De Pascale. Certo, in Emilia - Romagna si vince sempre, ma ci sono dei dettagli che secondo me sono utili da citare. Il primo, tutt’altro che positivo, è l’astensionismo, che ha raggiunto risultati agghiaccianti. Le persone, soprattutto i più giovani, non hanno fiducia nella politica, che vedono come qualcosa di lontano da loro e incapace di risolvere veramente i problemi. Mi raccomando, la disaffezione degli elettori verso la politica va citata e fatta notare anche e soprattutto quando vinciamo. Questo lo dico perché leggo molte analisi della vittoria che questo dato proprio non lo citano. Il secondo dato riguarda il successo personale di De Pascale, che con il suo 56% ha ottenuto un record di consenso che non si vedeva dal 2005. E se nel 2020 lo scarto tra i 2 candidati di poco più di 7 punti faceva pensare a un’Emilia contenibile oggi i 16 punti di distacco tornano a dipingere la regione come il fortino di sinistra che è sempre stato.

E come non festeggiare poi la bella vittoria di Stefania Proietti in Umbria. Quella che doveva essere all’apertura dei seggi un testa a testa all’ultimo voto a scrutinio ultimato ha visto il centrosinistra prevalere con 5 punti di vantaggio. A pesare da una parte il pessimo governo della leghista Donatella Tesei, e dall’altro una campagna elettorale di Proietti incentrata sulla difesa della sanità pubblica, un tema quanto mai sentito dai cittadini. Certo, non è tutto oro quello che luccica (si pensi alle posizioni di Proietti su Ucraina e diritti civili), ma sicuramente strappare per la prima volta dal 2015 una regione alla destra è sicuramente un bel segnale di speranza per il futuro.

E qui arriva il momento dell’autocritica…

È vero che abbiamo vinto però non possiamo nemmeno fingere che come riformisti ce la stiamo vivendo molto bene. Andando infatti in ordine sparso (Italia Viva in Umbria e Emilia era in una lista civica mentre Azione e +Europa insieme ad altre forze hanno fatto una lista loro) non solo si è finito per disperdere il voto, ma anche per non eleggere nessuno. Zero rappresentanza. Certo, le forze riformiste e liberal-democratiche hanno sempre avuto una grande difficoltà a radicarsi sul territorio e a ottenere buoni risultati alle elezioni locali, ma dopo 5 anni questa situazione non è più tollerabile.

Io mi ripeterò, e so che non tutti saranno d’accordo, ma la strada in solitaria non è più percorribile. Oggi più che mai è fondamentale riuscire ad allargare il nostro perimetro, e costruire una nuova casa comune per tutti quelli che, come noi, vogliono costruire il centro del centro sinistra. Con chi ci sta, mettendo da parte i personalismi. Un punto di partenza c’è già, ed è la lista degli Stati Uniti d’Europa, che ha visto una proficua collaborazione tra Italia Viva, +Europa e Partito Socialista Italiano. Da qui, io credo, si dovrebbe ripartire. Da soli, ahimè, non si va da nessuna parte. Poi certo, serve anche (e forse soprattutto) continuare a lavorare sul radicamento territoriale, con una maggiore presenza locale organizzando eventi, iniziatevi, banchetti, volantinaggi e ogni altro momento di confronto e incontro con le persone.

Io credo che se saremo in grado di affrontare queste sfide potremo dare vita a una forza riformista capace di fare la differenza alle prossime elezioni politiche. Se non ne saremo capaci lasceremo la sinistra in mano agli estremismi di AVS e M5S e concederemo il governo del paese alla Meloni per i prossimi 15 anni. Cerchiamo di essere all’altezza della sfida.

Per cui rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo pancia a terra!