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Lettera al partito che vorrei
Lettera al partito che vorrei
La stagione congressuale che ci accingiamo ad affrontare sarà un momento fondamentale nella storia di Italia Viva. Finalmente raggiungiamo la maturità politica e superiamo la nomina come strumento di scelta dei responsabili local e nazionalii. Sia chiaro, nulla contro questo metodo di assegnazione degli incarichi interni che è probabilmente il sistema migliore per far nascere dal nulla una comunità e che ha portato a indubbi risultati. Però credo anche che se si fa politica non si possa avere paura della democrazia, sia che la si intenda come elezioni che come democrazia interna. Un partito scalabile, contendibile e che decide tramite congressi la propria linea politica è un partito più forte, che supera la dimensione personalistica e mette al primo posto le idee e i valori.
Per trovare un’identità chiara
Grazie ai congressi finalmente avremo l’opportunità di confrontarci in modo chiaro e diretto sulla linea politica che come partito vorremo portare avanti nei prossimi anni. E non intendo soltanto una questione di mero posizionamento politico e di alleanze elettorali (pur essendo questi temi fondamentali) ma anche l’opportunità di ribadire quali valori saranno i pilastri della nostra identità. Perché un partito che vuole radicarsi e crescere ha bisogno di un’identità forte e riconoscibile in cui gli elettori possono rivedersi. Siamo una comunità variegata, formata da persone che hanno storie e percorsi spesso molto diversi tra loro ed è quindi normale che ci siano temi su cui non la pensiamo necessariamente allo stesso modo. Ma quale migliore occasione che un congresso per risolvere queste divergenze e trovare una linea comune?
Per un partito autenticamente liberale e riformista
Italia Viva nasce con l’obiettivo di occupare quello spazio politico lasciato libero da un Partito Democratico schiacciato sulle posizioni di Landini e Conte e da una Forza Italia ormai del tutto subalterna ai nazionalpopulisti di Lega e Fratelli d’Italia. Un partito che ha sempre fatto del liberalismo e del riformismo due pilastri della sua identità. Pilastri che, però, ultimamente sono stati erosi. Penso, ad esempio, al voto al Senato a favore della legge sul divieto alla vendita e produzione della carne sintetica o al poco coraggio mostrato su temi come la legge contro l’omotransfobia, il matrimonio egualitario (con una legge presentata da Scalfarotto ma solo a titolo personale e non a nome di partito) e la mancata opposizione sulla proposta incostituzionale e giuridicamente aberrante sulla GPA reato universale. Se noi siamo il partito che si rifà a Renew Europe In Italia non possiamo avere paura di prendere posizione su quei temi, a partire proprio dalle libertà individuali, che sono un cardine dall’azione politica dei liberali in Europa. Su tanti temi dal fine vita ai diritti LGBT+, dalla riforma della cittadinanza a una nuova politica sulle sostanze stupefacenti passando per la libertà di ricerca scientifica serve maggiore coraggio. Altrimenti che liberali siamo?
Per far nascere una nuova classe dirigente
Per un partito che, sinora, si è basato sulla nomina i congressi sono un’occasione imperdibile per dare spazio a una nuova classe dirigente, che peschi dai tanti giovani e giovanissimi che in questi anni si sono impegnati al massimo per tenere vivo e animare di idee il nostro partito. Tanti ragazzi e ragazze che credono e hanno fiducia nella politica come strumento per cambiare (in meglio) la società. Questo non vuole essere un invito a rottamare la precedente classe dirigente a cui anzi va tutta la nostra riconoscenza e il nostro rispetto per il grande lavoro fatto, ma la volontà di aprire il partito a nuovi punti di vista che non possono che arricchirci.
Per radicare la nostra comunità
Chi uscirà vincitore di questa stagione congressuale non avrà solo l’onore di guidare il partito, ma avrà anche l’onere di contribuire anima e corpo alla costruzione della nostra comunità a livello locale, proseguendo e accelerando quel processo di radicamento che è fondamentale per far sì che il partito superi il suo essere forza d’opinione e diventi un partito strutturato e presente sui territori. Mi auguro che chi si candiderà non veda nei congressi il trampolino per la sua carriera politica, ma sia consapevole che ci serve qualcuno che non abbia paura di rimboccarsi le mani e di lavorare per rafforzare la nostra presenza ed ampliare la nostra comunità.
Per questo ripongo tanta fiducia in questa fase congressuale, perché sono certo che farà emergere i nodi ancora non risolti e ci permetterà, finalmente, di rilanciare la nostra proposta politica su una base valoriale chiara, un’identità definita e una leadership forte e legittimata dal voto degli iscritti.
Buona fortuna a noi e viva Italia Viva!