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Riflessioni prima di natale #53
Pensieri sparsi prima dell'arrivo delle feste
Eccoci trovati a una nuova newsletter, ormai abbiamo superato soglia 50!
Come vi avevo raccontato da ottobre ho cominciato a collaborare con Quattro, il mensile di zona del quarto municipio di Milano. Nel numero di gennaio uscirà una mia intervista al presidente municipale Stefano Bianco sul tema dei servizi socio educativi nella zona Corvetto, diventata nota alle cronache per l’incidente in cui ha perso la vita Ramy Elgaml. Come sempre lo troverete insieme agli altri miei articoli qui.
Ho riassunto in un post di Instagram tutti i “successi” del governo Meloni in questo 2024, dal fallimento dei cpr in Albania all’aumento delle tasse passando per il collasso del sistema sanitario. Lo trovate qui.
Qui invece ho detto la mia sull’imbarazzante regalo fatto dal governo Meloni ai ministri e ai sottosegretari non parlamentari. Ancora più inconcepibile nel momento in cui nella stessa manovra si alzano le tasse e non si trovino le risorse per aumentare i salari dei nostri infermieri.
Il comune di Milano ha approvato il bilancio, che nonostante i tagli attuati dal governo prevede un aumento degli investimenti soprattutto in welfare e sicurezza. Qui ho fatto il punto della situazione.
Mi sono anche reso conto che è un po’ di tempo che non registro più reel. È un format che mi piaceva molto e forse dovrei riprendere a farli. Lo aggiungerò ai propositi per il prossimo anno.
Conte che non conta e la sua svolta da “progressista indipendente” (qualunque cosa voglia dire)

Dopo una diatriba che Cento Vetrine spostati, finalmente si è definitivamente conclusa la metamorfosi del Movimento 5 Stelle da non-partito antisistema a partito personale di Giuseppe Conte il cui unico obiettivo è quello di tornare al potere. Un cambiamento talmente radicale che nemmeno il tentativo in extremis di Beppe Grillo, il fu garante, di preservare l’anima originale movimentista ha potuto niente. Eliminato ogni legame con il comico genovese, superato il limite dei due mandati, aperto alle alleanze con altri partiti (seppur con la condizione che siano gli altri partiti ad accettare le condizioni pentastellate). Insomma, il Movimento 5 Stelle di oggi è quanto più lontano possibile dal Movimento 5 stelle che nel 2014 faceva lo streaming delle consultazioni in vista della nascita del governo Renzi.
Ma non voglio entrare nel merito delle decisione che gli iscritti al Movimento hanno preso. Non solo perché ritengo pienamente legittimo che gli iscritti grillini (a proposito si può usare ancora questo termine?) scelgano autonomamente che linea dare al proprio partito, ma anche e soprattutto perché di quello che fanno o non fanno i 5 stelle a mi interessa ben poco.
Credo però possa essere interessante osservare la scelta di collocarsi in un indefinito spazio progressista indipendente e non riconducibile alla sola sinistra. Se fossi poco elegante direi che è una supercazzola, ma mi limiterò a dire che è la versione da azzeccagarbugli del ben più banale “né di destra né di sinistra” di dimaiana memoria. Evidentemente Giuseppe Conte si è reso conto che ha esaurito lo spazio a sinistra e che rispolverando un po’ di populismo delle origini, forse può provare a ottenere qualche consenso extra dai delusi di destra. Consenso di cui il leader massimo del Movimento ha sempre più bisogno dopo il pessimo risultato delle europee e delle elezioni regionali in Liguria (dove si è reso responsabile della sconfitta di Orlando), Umbria e Emilia-Romagna.
Certo, fa un po’ sorridere il fatto che tutto ciò avvenga nel mentre, a livello europeo, il Movimento 5 Stelle siede nientemeno che tra i banchi del gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, quella dove per intenderci siedono Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Si, proprio lo stesso Mimmo Lucano il cui modello di accoglienza è stato l’antitesi dei decreti sicurezza tanto voluti dal governo Conte I. Pensante, un campione dei porti aperti e dell’integrazione insieme a chi si è rifiutato di sottoscrivere i referendum sulla cittadinanza e, ancora oggi, si dice contrario allo ius soli.
Che dire, anche questo è il bello della politica.
Perché restare su X è un atto politico

Restare su Twitter oggi non è una scelta semplice, né scontata. È però una decisione consapevole che assume un valore politico in un momento in cui la piattaforma, guidata da Elon Musk, si è trasformata in una cassa di risonanza per l’estrema destra internazionale. Abbandonare Twitter significherebbe lasciare il monopolio del discorso pubblico a chi diffonde fake news, complottismi vari e odio per il diverso, rischiando di influenzare milioni di utenti italiani attivi, molti dei quali non direttamente coinvolti nella politica ma comunque esposti a queste narrative. In Germania, ad esempio, l’estrema destra neonazista di AfD ha approfittato del quasi monopolio su TikTok per conquistare i giovani e diventare il primo partito tra loro. Anche continuare a chiamare la piattaforma “Twitter” e non “X” è, per certi versi, un gesto politico. È un modo per non riconoscere il nuovo corso voluto da Musk e resistere al suo tentativo di trasformare questa piazza virtuale in uno strumento al servizio di una sola parte.
Twitter oggi è un ecosistema sempre più ostile: Musk, con le sue scelte, ha reso la piattaforma un terreno fertile per disinformazione e estremismi, esacerbando i toni del dibattito e polarizzando le conversazioni. Il suo sostegno aperto a Trump e il probabile ingresso nell’amministrazione del Tycoon nel 2025 dimostrano chiaramente come Twitter non sia più un arbitro imparziale ma uno strumento schierato.
Se chi crede nella democrazia liberale, nella solidarietà, nell’accoglienza e nei diritti lascia la piattaforma, il risultato sarà un impoverimento del dibattito. Per questo è importante non abbandonare il campo e continuare (o quanto meno provare) a portare avanti una contronarrazione che faccia da argine al vento sovrasta, nazionalista e xenofobo che soffia sempre più forte. Restare su Twitter vuol dire continuare a portare avanti le proprie battaglie, vuol dire opporsi alla deriva di estrema destra, difendendo quei valori come i diritti civili, la libertà, l’integrazione europea e la solidarietà che per me, ma penso molti di noi, sono fondamentali. È un atto di resistenza contro chi vuole monopolizzare il dibattito pubblico e un impegno per far sì che gli utenti non siano esposti solo a una visione parziale e distorta della realtà.
Certamente, Twitter è sempre più problematico, soprattutto per la mancanza di moderazione, ma rifugiarsi su piattaforme alternative rischia di farci chiudere in bolle autoreferenziali, isolandoci dalla realtà. Anche per questo, restare su Twitter assume un significato politico: è un modo per continuare a dialogare, confrontarsi e costruire ponti con chi la pensa diversamente.
Abbandonare Twitter sarebbe una resa, una sconfitta. È una scelta che farei solo se non ci fossero alternative. Per ora, restare significa opporsi e credere ancora nella possibilità di fare la differenza.
È stato un processo politico

L’inchiesta Open ha segnato un periodo difficile per tutti noi che crediamo in Italia Viva e nei valori che rappresenta. Non è stato solo un attacco a Matteo Renzi, Maria Elena Boschi o agli altri amici coinvolti. Questo processo sul nulla ha colpito la nostra comunità, il nostro impegno e la nostra determinazione di costruire una politica diversa, moderna e coraggiosa.
Per cinque anni siamo stati additati come colpevoli di reati gravissimi e infamanti per chi fa politica, messi alla berlina da una parte della stampa e da una politica giustizialista che ha trovato nei Cinque Stelle e in Fratelli d’Italia i suoi principali promotori. Si è tentato di far passare la Leopolda, il nostro spazio di idee e progetti a partire dal Family Act, come un covo di malaffare. Si è voluto distruggere la credibilità di Italia Viva, proprio nel momento in cui cominciava a nascere e a crescere e aveva tutte le possibilità di diventare una forza centrale nel panorama politico italiano. Era evidente che l’obiettivo fosse soffocare il nostro progetto politico sul nascere, e non possiamo ignorare quanto tutto ciò abbia gettato un'ombra su una parte della magistratura.
Oggi il tribunale di Firenze ha decretato ciò che noi abbiamo sempre saputo: non c’era nulla di illecito. La giudice ha dichiarato il non luogo a procedere, scagionando tutti gli imputati e confermando l’inconsistenza delle accuse facendo crollare il castello di carte di magistrati che forse più che giustizia volevano fare politica. Questo verdetto rappresenta non solo una vittoria per chi è stato ingiustamente accusato, ma anche una dimostrazione che il giustizialismo può essere sconfitto.
Ma il prezzo pagato è stato altissimo. Anni di sofferenze, famiglie colpite, amici sottoposti a perquisizioni illegittime, conti bancari sbattuti in prima pagina, violazioni della costituzione. E nessuno pagherà per tutto questo. Nessuno chiederà scusa per l’odio riversato contro di noi, per le calunnie, per il fango quotidiano. Non lo faranno i giornalisti che ci hanno diffamato, non lo faranno quei politici che hanno cavalcato questa vicenda per colpire un avversario.
Ciò nonostante, siamo ancora qui. Vivi, vegeti e più forti di prima. Perché crediamo che le idee siano più forti di qualsivoglia fango che ci viene gettato addosso. Perché sappiamo che chi tenta di distruggerci con menzogne e campagne d’odio non potrà mai cancellare ciò che abbiamo costruito insieme.
Questa vicenda ci lascia una ferita, ma ci rende anche più determinati. Continueremo a lottare per un sistema giudiziario che garantisca equità e responsabilità, perché chi sbaglia deve pagare, anche tra i magistrati. Continueremo a difendere i nostri valori e il nostro diritto di fare politica senza doverci difendere da attacchi personali e ingiustizie.
Un abbraccio a Matteo, a Maria Elena e a tutti coloro che hanno vissuto questo incubo con dignità e coraggio. E un grazie a chi, nonostante tutto, non ha mai smesso di credere in Italia Viva. Ripartiamo da qui, più uniti e consapevoli che il nostro progetto è più necessario che mai.
Conclusione
Anche questo 2024 volge al termine. Quante cose sono successe: dalla lista degli Stati Uniti d’Europa insieme agli amici di +Europa, PSI e Radicali al rientro (da me molto apprezzato) nell’orbita del centrosinistra passando per l’uscita di Marattin e il vuoti di potere che si è creato nel partito a Milano. Senza dubbio il 2025 sarà un anno in cui saremo chiamati a rilanciare ulteriormente la nostra azione politica e moltiplicare il nostro impegno in vista delle tante sfide che ci attendono. Le parole d’ordine sono sempre le stesse: radicamento sul territorio, ascolto e confronto con le persone. Come prima, più di prima, Italia Viva deve essere la casa di tutti i riformisti, quello spazio centrale nel centrosinistra che possa permettere all’alternativa a Giorgia Meloni di mandare a casa il governo peggiore degli ultimi decenni.
Io ci credo, e farò la mia parte
Luca
(Chi volesse seguirmi anche sulle mie varie pagine social per non perdersi nulla può farlo da qui:👉🏻https://linktr.ee/Luca.Bellinzona)
Post Scriputm
Questo Natale facciamo del bene!
In piazza San Carlo a Milano, a due passi da San Babila, AIRC ha allestito un albero particolare: mentre gli altri si addobbano lui si spoglia. A fronte di una donazione minima di 5€ puoi portarti a casa una delle palline che lo compongono. I fondi raccolti saranno devoluti alla ricerca contro i tumori pediatrici.
