A ruota libera - #002

Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi

Buona festa della donna a tutte

Oggi, 8 marzo, si festeggia in tutto l'Occidente la giornata internazionale della donna. In tanti utilizzano (giustamente) la giornata di oggi per denunciare situazioni inaccettabili di gender pay gap (o per dirla all'italiana: divario retributivo di genere) o altre forme di discriminazione, che siano sul luogo di lavoro o nella quotidianità. Avrei potuto scrivere anche io su questo tema ma sarebbe stato probabilmente un copia-incolla di dati, statistiche e informazioni prese dalla rete. Non mi sembrava il caso, anche alla luce del fatto che persone ben più competenti di me hanno già parlato di questo tema (consiglio per approfondire questo articolo di Io Donna a cura di Cristina Lacava: 👉🏻https://bit.ly/3vViWqt o questo report di Banca Etica: 👉🏻https://bit.ly/3qatNJt ). Avrei anche potuto raccontare di come si è arrivati alla data dell'8 marzo e come sia nata e si sia evoluta la celebrazione. Ma anche qui basta una veloce ricerca su Google, oppure se non avete voglia di cercare vi lascio un articolo de Il Post che lo spiega: 👉🏻https://bit.ly/3hUueCM 

Credo sia invece interessante provare a ragionare su alcune piccole cose di tutti i giorni che ci portano a perpetuare stereotipi o visioni misogine della donna:

  • Mettere l'articolo davanti al cognome di una donna. Se ci pensate è un atteggiamento che non si fa con gli uomini, nessuno dice il Berlusconi, il Draghi ecc. E allora perché farlo con le donne? Come se il fatto di essere una donna dovesse sempre essere messo al centro, come fosse il tratto principale del soggetto di cui si parla. Non mi importa chi sei, cosa fai, perché si sta parlando di te, importa solo che tu sia una donna.

  • Chiedere a una donna se vuole avere figli. Sembra una domanda semplice, frutto di pura curiosità, ma nasconde il preconcetto che donna e madre siano due concetti inscindibili. Come se la maternità sia un carattere caratterizzante dell'essere biologicamente femmina e che di conseguenza le donne che non vogliono legittimamente avere figli siano donne mancate o donne a metà.

  • Omettere nome e (soprattutto) cognome quando si parla di loro. Spesso si legge sui giornali pezzi in cui le donne, se va bene, sono chiamate per nome, se va male per titoli, nomignoli o ruoli sociali (madre, sorella, figlia, moglie ecc.). Questo atteggiamento di spersonalizzazione delle donne è profondamente deumanizzante e priva le protagoniste sociali della loro dignità. Non solo. Quando si usano termini realzionali che rimandano al loro ruolo sociale si somma un'oggettificaizone per cui la protagonista non è più un individuo con nome e cognome ma la sorella di un uomo, la moglie di un uomo e così via.

  • Dire "sei una donna con le palle". Sembra un modo divertente e informale per apprezzare la forza di una donna ma, di fatto, le dai dell'uomo. O meglio ribadisci come tali tratti (coraggio, determinazione, fermezza, decisione ecc.) siano un esclusiva maschile e che quindi le donne che li dimostrano siano, in realtà, quasi degli uomini.

  • Definire un papà che si occupa dei figli un "mammo". Da quando abbiamo rimosso dai compiti del padre quello di educare, crescere e amare i figli? Forse da quando si è imposta l'idea di uomo che lavora tutto il giorno per mantenere la famiglia mentre la donna, angelo del focolare bada alla prole. Bene sarebbe il momento di tornare a riconoscere parità tra i partner nei ruolo domestici, cura dei figli inclusa.

  • Ritenere una femminuccia un ragazzo o un uomo che piangono o esprimono liberamente i propri sentimenti. Ancora una volta si cerca di stabilire modi di fare esclusivi di uno o dell'altro sesso: all'uomo va la forza d'animo, l'essere tutto d'un pezzo e la razionalità, mentre la donna è quel soggetto la cui esistenza è dominata dall'irrazionalità e dalle emozioni. Non è così. L'uomo come la donna prova sentimenti e deve essere libero di poterli esprimere come crede, senza essere sminuito per questo.

Potrei andare avanti all'infinito ma la mia volontà non è quella di fare un elenco infinito di frasi da dire o non dire, ma quella di piantare un seme di riflessione che possa renderci un po' più consapevoli di come anche piccole cose banali nascondano dei sottintesi importanti.

Una luce di umanità brilla ancora

Nonostante tutto questo orrore una notizia positiva c'è, una piccola e flebile luce infondo al tunnel che però ci fa tornare un po' di fiducia nell'umanità. Qualche giorno fa sono atterrati a Linate i primi bambini ucraini malati oncologici che, grazie alla collaborazione tra Regione Lombardia e Soleterre saranno curati presso l'Istituto dei Tumori di Milano, l'ospedale San Matteo di Pavia e il nosocomio Dal Ponte di Varese. Si tratta di 12 bambini dai 7 ai 17 anni e sono stati messi in salvo insieme ai loro genitori che li hanno così potuti accompagnare in un viaggio durato oltre 2000 chilometri (per chi volesse approfondire la notizia può farlo qui: 👉🏻https://bit.ly/3HDKina ).

Filo diretto con Milano

Molti di voi sapranno che sono laureato in Beni Culturali e che la cultura (intesa nel suo senso più ampio) è una delle mie più grandi passioni. Ma perché vi dico questo? Presto detto: il 23 febbraio è stato inaugurato a Palazzo Reale la mostra dedicata a uno dei più importanti pittori del '500 nonché, insieme a Giorgione, uno dei capostipiti della cosiddetta scuola veneziana. La mostra, incentrata sulla rappresentazione della donna nel 1500, insieme alle tele del celeberrimo maestro (molte delle quali in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna), si compone anche di un'ampia una selezione di opere di altri famosi pittori dell'epoca tra i quali Giorgione, Lotto e il Tintoretto. La mostra resterà aperta fino al 5 giugno e sul sito del Palazzo Reale (accessibile qui: 👉🏻 https://www.palazzorealemilano.it/mostre/e-limmagine-della-donna-nel-cinquecento-veneziano ) troverete tutte le informazioni su orari e prezzi del biglietto.

Municipio 4 Casa Mia

Chi mi segue sa che qualche tempo fa su Instagram (qui il post: 👉🏻https://bit.ly/3K90oGM ) avevo segnalato un problema sicurezza nel nostro municipio. Avevo infatti ricevuto diverse segnalazioni da parte di residenti e persone che vivono le nostre zone, preoccupati da una baby gang che seminava il panico tra la stazione di Porta Vittoria, viale Molise, l'ex area Motta e alcune traverse di XXII marzo. Visto che tantissime di queste segnalazioni provenivano dalla fermata Porta Vittoria del Passante ho girato le segnalazioni anche a Trenord (gestore del servizio di trasporto passeggeri) e RFI (che si occupa di gestire la stazione come luogo fisico) che hanno risposto celermente dicendo che avrebbero girato il tutto ai loro reparti sicurezza e alle forze dell'ordine. Vi rammento questo perché è notizia di pochi giorni fa che l'Arma dei Carabinieri ha fermato 10 ragazzini, tra i 12 e i 17 anni, responsabili di, almeno, 14 casi accertati e svariati capi di accusa (qui per leggere un articolo che riassume la vicenda: 👉🏻https://bit.ly/36TVAa1 ). Il fatto che siano stati individuati però non mi solleva. Dietro a questi atti infatti ci sono forme molto preoccupanti di disagio giovanili che vanno affrontate al più presto. Se infatti non andiamo ad agire sulle cause di questo comportamento non risolveremo mai il problema. Per chi è interessato ad approfondire ne ho parlato qui: 👉🏻https://bit.ly/3sFjOxm ).

Concludendo

In questi ultimi giorni devo ammettere che l'emozione che sento prevalere in me è l'ansia. L'ansia di un domani di cui non c'è certezze, l'ansia dovuta a un impotenza davanti agli orrori a cui assistiamo, l'ansia generata dal vedere una delle poche certezze che avevo, quella di vivere in un continente di pace, sgretolarsi sotto le bombe russe. Per questo penso che il quadro che più possa rappresentare questo sentimento sia Campo di grano con corvi di Vincent Van Gogh. Si tratta dell'ultimo quadro che l'artista dipinse prima di suicidarsi a soli 37 anni. Il soggetto è molto semplice: si tratta di un campo di grano falciato da tre sentieri (che danno profondità all'opera) sopra il quale volano grandi corvi neri. Ma al di là del tema quello che emerge da quest'opera, dalle sue pennellate spesse e rapide, dal suo giallo così acceso che contrasta coi toni scuri del cielo, da questi uccelli che appaiono quasi come tratti isterici sulla tela è un senso di inquieta agitazione che rispecchia appena quello che sento.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

(ricordo che per chi volesse seguirmi anche sulle mie varie pagine social per non perdersi nessun aggiornamento può farlo da qui: 👉🏻https://linktr.ee/Luca.Bellinzona )

P.S. mentre ultimavo la newsletter è uscita la notizia che altri 5 bambini ucraini sono stati accolti in Lombardia per il progetto di assistenza ai pazienti oncologici pediatrici. Si tratta di bambini tra i 5 e i 15 anni accompagnati dalle rispettive madri (e in alcuni casi anche dai fratelli e dalle sorelle).