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A ruota libera #009
Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi
Lavoro sì, ma di qualità

Domenica era il primo maggio, giornata scelta a livello internazionale per celebrare la festa dei lavoratori. La data non è assolutamente casuale. Sapevate infatti che è stato scelto il primo giorno di maggio perché, quello stesso giorno del 1866, entrò in vigore a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere. Ma torniamo a noi.
Molti, giustamente, si sono concentrati sul chiedere un'occupazione per tutti ma si fa presto a dire lavoro. Quello che a parere mio manca, ed è mancato negli ultimi anni, è un dialogo franco e schietto sulla qualità del lavoro. Siamo infatti in un paese in cui si fa fatica a trovare stagionali, in cui si assiste a un vero e proprio boom di dimissioni volontarie (soprattutto fra giovani e giovanissimi), in cui ci sono categorie di persone (in particolare donne e under 35) che faticano a trovare un occupazione e in cui non si riesce a porre fine all'emorragia di cervelli. Nonostante ciò, però, ancora non si riesce a instaurare una vera discussione sul tema. Non parlo solo di salari (anche se è un tema importante visto che se nel resto d'Europa aumentano in Italia diminuiscono) ma anche e soprattutto di condizioni di lavoro. Penso alle tante finte partite iva sfruttate, ad esempio nel settore dell'architettura o del giornalismo, penso a chi lavora nelle cooperative di servizi oppure a chi lavora nella cosiddetta gig economy (cito dalla Treccani: modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative) come i rider che ci portano il cibo a domicilio. È chiaro quindi come non basti modificare solo gli esiti più evidenti delle storture che il mondo del lavoro attuale genera, ma anche intervenire sugli elementi strutturali. E per fare questo bisogna comprendere come la società non sia più quella del '900 e, di conseguenza, anche il mondo del lavoro è diverso. Certo, risulta evidente come questo tipo di cambiamenti radicali, non possa essere fatto da sindacati le cui tessere (e di conseguenza i detentori degli interessi che queste associazioni si prefissano di difendere) sono in mano ai pensionati (per approfondire c'è questo interessante articolo de Il Post: 👉🏻https://bit.ly/3F6v4ax ). Ma di sindacati parleremo un'altra volta.
Tornando al tema del lavoro di qualità io credo siano tre i principali binari lungo i quali la politica dovrebbe lavorare per garantire un lavoro sì, ma di qualità:
Equo compenso: affinché il lavoratore riceva uno stipendio che sia non solo adeguato rispetto alle sue ore di lavoro (effettive, non dichiarate che spesso sono inferiori) ma anche alle sue competenze e al costo della vita. Non è più tollerabile che un lavoratore su dieci, nonostante abbia un'occupazione, faccia fatica ad arrivare a fine mese.
Pari opportunità: in modo che tutti, indipendentemente da genere, orientamento sessuale, età, colore della pelle e fede religiosa, possa non solo trovare un'occupazione ma essere anche sicuri di non ricevere discriminazioni sul luogo di lavoro.
Sicurezza sui luoghi di lavoro: perché dobbiamo sradicare ogni forma di sfruttamento e finalmente porre la parola fine alle morti bianche perché non possiamo più tollerare che continuino a esserci migliaia di morti sul lavoro ogni anno (da inizio 2022 siamo a circa 200).
Sinistra è liberale

Per quanto sia convinto che se il centrodestra ritrovasse il suo baricentro nelle posizioni moderate ed europeiste incarnate da Forza Italia dell’origine sarebbe un bene per il paese voglio concentrarmi sul mio campo politico: il centrosinistra.
So che tanti di voi storcono un po’ il naso a sentir parlare di centrosinistra ritenendo che i liberali devono essere equidistanti da destra e sinistra e portare avanti una posizione alternativa e indipendente ma guardiamo in faccia la realtà. Non solo storicamente, in questo paese, non c’è mai stato spazio per un terzo polo indipendente (da ultima l’esperienza fallimentare di Scelta Civica) ma il negare la possibilità di coniugare i valori socialisti con quelli liberali nega la storia del nostro paese. Non possiamo dimenticare come l’apporto dei liberali di sinistra (penso in primo luogo al PSDI, al PSI di Craxi e per certi aspetti al PRI) è stato fondamentale per garantire la crescita, il progresso e lo sviluppo del nostro paese.
Un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione è che se i liberali rinunciano alla loro collocazione nel centrosinistra lasciano le chiavi di quella che per molti di noi, per anni. è stata la nostra casa ai 5 Stelle e ai massimalistidi sinistra. Io, questa prospettiva, non la accetto e non la digerisco. Questa è casa mia, e io non me ne vado.
Perché non mi arrendo all’idea che i grillini siano di sinistra e che Conte sia il punto di riferimento dei progressisti. Io non voglio accettare l’idea che persone come Paola Taverna, Virginia Raggi e Danilo Toninelli siano eletti nel pantheon del centrosinistra mentre i liberali, che nel centrosinistra hanno creduto e per il quale si sono battuti, sono da bollare come di destra. Non posso convincermi che essere di sinistra significhi alzare le tasse, finanziare incentivi a pioggia, fare misure pagate con il debito pubblico scaricandolo sulle spalle dei nostri figli. Non posso credere che di sinistra sia il reddito di cittadinanza che esclude volontariamente il 60% di poveri assoluti (ossia stranieri e senza tetto) e non il Jobs Act che ha portato 1 milione di posti di lavoro in più. Non posso credere che sia di sinistra scioperare contro un taglio fiscale di 7 miliardi e non dire nulla quando si approva Quota 100 che mette sullo stesso piano lavori usuranti e non, favorisce i ceti medio-alti e pesa sulle casse dello stato decine di miliardi. Non sono pronto a pensare che sia di sinistra cedere all’ambientalismo del no che ci ha portato ad essere dipendenti dal gas russo e fa pagare ai cittadini gli effetti del caro bollette.
La sinistra o è liberale, democratica e riformista, o è massimalismo populista.
Questa è solo una parte di un pezzo che ho scritto sul tema della necessità di unire le forze liberali di centrosinistra, se vi va di leggerlo potete andare qui: 👉🏻https://bit.ly/3kusHF4 (per chi lo leggesse mi farebbe piacere avere un feedback).
Passione politica tra Milano e Modena
Come alcuni di voi già sapranno a settembre 2021 mi sono trasferito a Modena dove frequento la magistrale in Antropologia e Storia del Mondo Contemporaneo. Di questo, e molto altro, ho parlato con Alberto Gandossi, coordinatore di Italia Viva Milano Municipio 4 su Radio Leopolda. Una chiacchierata a tutto campo su vari temi: dalla sicurezza alle politiche abitative passando per il tema sicurezza a cui sono molto legato.
Per chi volesse ascoltarla può farlo da qui: 👉🏻https://bit.ly/3FazKMx
Conclusione
Quando si parla di lavoro è uno solo il quadro che viene in mente a tutti: il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo che, fino a qualche giorno fa, era esposto al Museo del 900. Dal primo maggio al 30 giugno infatti l'opera ha lasciato la sua sede per essere esposta a Firenze dove ha ottenuto un successo enorme e che ben si addice a un'opera di questo calibro. Pensate che per il primo giorno di esposizione a vederlo sono stati ben 2198 visitatori! Due secondo me sono le curiosità legate a quest'opera: la prima è che ne esiste una copia molto simile e conservata a Brera che il pittore realizzò poco prima di questa dal titolo Fiumana mentre la seconda è che venne acquistato nel 1920 per 50 mila lire dal Comune di Milano grazie alle donazioni dei milanesi.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale
Luca
(Chi volesse seguirmi anche sulle mie varie pagine social per non perdersi nulla può farlo da qui:👉🏻https://linktr.ee/Luca.Bellinzona )
Post scriptum
Come molti di voi avranno visto lunedì in prima serata il ministro degli esteri russo Lavrov è stato ospite di Zona Bianca su Rete 4. Io, personalmente, non l'avrei invitato ma mi rendo anche conto che è giusto sentire entrambe le voci. Ma ascoltare tutti i punti di vista non significa permettere 40 minuti di pura propaganda russa senza contraddittorio. Se si fosse voluto fare un lavoro giornalistico serio si sarebbe messo Lavrov davanti alla cruda verità. E invece niente. Non dico che il conduttore avrebbe dovuto dichiarare guerra alla Russia in diretta, ma quanto meno evitare che Lavrov dicesse indisturbato le sue castronerie antisemite e revisioniste. Tutto questo per cosa poi? Qualche punto di share in più? Credo sia ora di avviare una seria discussione sulla qualità del giornalismo e dei talk italiani.