A ruota libera - #011

Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi

Benvenute a Svezia e Finlandia (o forse no)

A tre mesi dallo scoppio della guerra abbiamo assistito a un nuovo sviluppo inatteso in quella che doveva essere la guerra lampo di Putin per denazificare l'Ucraina. Dopo essere riuscito a far resuscitare la NATO (che viveva anni difficili tanto che il Presidente Macron la definì in stato di "morte celebrale"), dopo aver rinsaldato i rapporti tra gli stati dell'Unione Europea che si sono compattati intorno alle sanzioni alla Russia e dopo aver convinto anche la neutralissima Svizzera a prendere posizione le sue azioni ingiustificabili in Ucraina hanno spinto anche Finlandia e Svezia a uscire dalla neutralità e chiedere ufficialmente di aderire alla NATO.

A chi ritiene che questa decisione vada nella direzione di acuire le tensioni con Mosca voglio rispondere in modo molto chiaro: se oggi Svezia e Finlandia sentono il bisogno di porsi sotto l'ombrello difensivo della NATO è perché si sentono minacciate dalla Russia di Putin. Se Mosca non avesse violato il diritto internazionale invadendo l'Ucraina questo non sarebbe successo. Se Putin non avesse minacciato l'Europa parlando della volontà di ricostruire l'impero russo, che ricordo storicamente comprendeva anche territori oggi appartenenti a stati indipendenti (tra cui la Finlandia e le Repubbliche Baltiche) Helsinki e Stoccolma sarebbero rimaste neutrali. Credo che questo concetto sia chiaramente espresso dalla Premier finlandese Sanna Marin in un intervista al Corriere della Sera (che potete trovare qui):

In verità, la decisione di chiedere l’adesione alla Nato è un atto di pace non un atto di guerra. Dobbiamo assicurarci che non ci sia mai una guerra sul suolo finlandese e cercheremo sempre di risolvere i problemi attraverso la diplomazia. Sfortunatamente non tutti i Paesi la pensano così. La Russia non la pensa così, ha attaccato l’Ucraina uccidendo civili, bambini, madri, vecchi, agendo in modo inaccettabile. Ecco perché dobbiamo appoggiare l’Ucraina e far sì che vinca la guerra, fornendo armi, aiuti finanziari e umanitari, varando nuove sanzioni contro la Russia, che non si fermerà fino a quando non sarà fermata

Non tutte le storie però hanno necessariamente un lieto fine. Sì perché a mettersi di traverso all'allargamento a Nord della NATO è la Turchia di Erdogan che ha dichiarato di essere contraria all'ingresso di Svezia e Finlandia nell'Alleanza Atlantica in quanto, a parere del nuovo Sultano, questi due paesi ospiterebbero al loro interno terroristi del PKK (il Partito dei lavoratori del Kurdistan). Ma può la Turchia bloccare l'adesione di questi paesi? Sì. Il processo di adesione alla NATO infatti presuppone obbligatoriamente l'unanimità di tutti e 30 i Paesi membri dell’alleanza senza la quale Svezia e Finlandia non hanno alcuna possibilità di entrare. Questa unanimità inoltre (se posso aprire una piccola parentesi) è il motivo per il quale non c'è mai, e dico mai, stata alcuna possibilità per l'Ucraina (almeno fino allo scoppio della guerra) di entrare nell'Alleanza Atlantica.

Nuova settimana, nuova diretta

Dopo la bella diretta di settimana scorsa(per chi non è riuscito a vederla può recuperarla qui) dove, in occasione della giornata internazionale contro l'omobitransfobia, abbiamo parlato un po' della situazione dei diritti civili nel nostro paese, ho deciso di organizzare per stasera alle 19 un nuovo incontro sempre sul mio profilo Instagram (che trovate qui) per parlare di fine vita. A farmi compagnia questa volta, oltre a Samuele Marco Degradi, ci sarà anche Matteo Mainardi coordinatore di Eutanasia Legale. Vi aspetto come sempre numerosi!

Beppe Sala, regionali e orizzonti nazionali

Che il centrosinistra sia messo male per le regionali lombarde del 2023 è cosa non nota, di più. Tra chi propone Tabacci (che per altro mi pare più a destra di Giorgio Gori che, 5 anni fa, venne lapidato dalla vera sinistra-sinistra che decise di fare una corsa solitaria allo scopo di far stravincere Fontana) e il protagonismo del consigliere regionale del PD Pizzul (non vi preoccupate se non lo conoscete, è più che normale) il caos regna sovrano.

Ma non voglio soffermarmi solo sul tema della scelta del candidato. I nomi, infatti, sono solo l'ultimo dei problemi. Quello che manca nel centrosinistra lombardo è una progettualità e una visione del futuro della nostra regione capace di aggregare un'alternativa ampia e plurale alla gestione Fontana-Moratti. Trovo incomprensibile come, nonostante gli innumerevoli errori della giunta lombarda, non si sia riusciti a creare un opposizione radicata e credibile e capace di essere alternativa concorrenziale alla destra. Si perché non basta organizzare manifestazioni contro, che sia contro Fontana, contro Moratti o contro la sanità privata, serve proporre un'alternativa. E non è stato fatto. Va bene dire no a questo modello di sanità a traino dei privati, ma che cambiamento si propone? Chiudere gli ospedali privati? Riscrivere gli accordi per essere inseriti nel circuito delle strutture convenzionate? Non ci è dato saperlo. E se poi ci allontaniamo dal tema della sanità il silenzio che regna nel campo dell'opposizione è ancora più rumoroso. Infrastrutture? Non pervenute. Mobilità? Ci si limita a dire che Trenord non funziona (si scopre l'acqua calda insomma). Su giovani, ambiente e transizione energetica nulla da dichiarare. E poi ci stupiamo che Fontana sia dato vincente nei sondaggi.

Questa confusione è dovuta anche alla difficoltà di stabilire un perimetro politico entro il quale costruire nel concreto questa alternativa. Sì perché mentre il Partito Democratico non riesce a uscire dall'innamoramento verso i 5 Stelle (gli stessi che, oltre a non avere peso politico nella nostra regione, si sono accordati con la destra per soffiare al PD il delegato regionale in vista dell'elezione del Presidente della Repubblica) il consigliere di Azione Carretta ha ribadito l'incompatibilità del partito di Calenda con la presenza dei grillini.

Per uscire da questo stallo alla messicana si è tentato di trascinare nella corsa elettorale il sindaco di Milano Beppe Sala, uscito da poco da una vittoria eclatante alle amministrative dello scorso ottobre. Il sindaco però, tutt'altro che ingenuo, ha evitato abilmente di cadere nella trappola posta da chi vorrebbe affossare la sua immagine e ha rifiutato gentilmente l'offerta. A sostenerlo in questa scelta anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi che ha dichiarato: "Sala è un ottimo sindaco, è stato un ottimo manager e penso che prima o poi dovrà decidere cosa fare da grande. Fossi in lui avrei in mente un orizzonte nazionale, non lombardo: credo che in questa fase abbia un profilo molto interessante" (qui per leggere il discorso completo). Il sindaco però, da buon milanese, non si è limitato a dire no ma ha fatto una controproposta. Sala infatti ha proposto il professor Cottarelli, direttore dell'osservatorio dei conti pubblici della Cattolica e papabile Presidente del Consiglio nel 2018 prima della formazione del primo governo Conte. Per quanto non mi convinca il nome di Cottarelli, pur consapevole che sia un nome capace di parlare ai moderati (che, in Lombardia, sono una fetta di elettorato fondamentale), è sicuramente meglio dei nomi fatti fino ad ora.

Speriamo solo che le cose si sblocchino presto. Anche perché, va detto, la campagna elettorale doveva iniziare ieri.

30 anni dalla strage di Capaci

Alle 17.56 del 23 maggio 1992 500 chili di tritolo fecero saltare in aria il tratto dell'autostrada A29 all’altezza del cartello dello svincolo per Capaci (da cui prese il nome la strage). A perdere la vita furono il giudice antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi furono inoltre 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza. Tutti nomi che dobbiamo incidere nella nostra memoria collettiva. Si è trattato di un agguatato lungamente preparato e che voleva chiudere la bocca a uno dei più importanti esponenti dell'antimafia italiana insieme a Paolo Borsellino (che sarebbe stato ucciso da lì a qualche mese). La loro colpa era di aver dimostrato che la mafia non era invincibile e che lo Stato Italiano aveva in sé quegli anticorpi necessari per sconfiggerla.

Credo che, a tal proposito, sia importante qui riportare un frammento del discorso che il Presidente Mattarella ha tenuto ieri a Palermo:

Nel 1992 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vennero colpiti perché, con professionalità e determinazione, avevano inferto colpi durissimi alla mafia, con prospettive di ulteriori seguiti di grande efficacia, attraverso una rigorosa strategia investigativa capace di portarne allo scoperto l’organizzazione. La mafia li temeva per questo: perché capaci di dimostrare che non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto. Onorare oggi la memoria di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino vuol dire rinnovare quell’impegno, riproponendone il coraggio e la determinazione. L’impegno contro la criminalità non consente pause né distrazioni.

Il Mostro a Milano

Sabato scorso Matteo Renzi è venuto al teatro Parenti di Milano a presentare il suo ultimo libro: "Il Mostro". È stata una bella occasione per rivedersi tutti insieme e tornare a fare politica in presenza e faccia a faccia. Ed è proprio di Politica, con la P volutamente maiuscola, che si è parlato. Dalla crisi alimentare a cui stiamo andando incontro (e che peserà soprattutto sui paesi africani che dipendono dalle importazioni di grano da Russia e Ucraina) alla situazione della giustizia in Italia passando per la salute delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Con coraggio abbiamo rivendicato la nostra decisione di salvare l'Italia nel 2019 dalla lucida follia di Salvini al Papeete e poi nel 2020 dalla pessima gestione Conte-Arcuri. Due scelte forse impopolari ma che hanno fatto bene al paese, e a noi va bene così. Ci daranno ragione anche su questo prima o poi.

Conclusione

Quando si parla di memoria si parla di tempo. Un tempo che scorre ma che al contempo resta fermo a quel momento. La memoria crea in noi una sensazione di sospensione che ci trattiene indietro nonostante la corrente delle cose ci spinga in avanti. Non so voi ma pensando a questo a me viene in mente un'opera che rappresenta appieno questo senso di sospensione: si tratta de La persistenza della memoria di Salvador Dalí, uno degli artisti più noti dell'arte contemporanea e fondatore del surrealismo. Non solo pittore ma anche scrittore, fotografo, scultore e sceneggiatore. Un artista completo a 360° insomma. In questa sua opera, forse la più nota tra i suoi innumerevoli lavori, Dalí rappresenta, per il tramite dei suoi famosi orologi molli, la relatività della percezione temporale. Ognuno di noi se ci pensate ha una propria sensazione temporale rispetto a una situazione che stiamo vivendo. Quante volte ci sembra che il tempo voli quando ci stiamo divertendo mentre in altre occasioni, più noiose, i secondi paiono durare ore? Beh questa opera rappresenta appieno questa visione.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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Post scriptum

Voglio fare i miei auguri e un grandissimo in bocca al lupo a Carla Ceccarelli e Gianmaria Radice nominati recentemente nuovi coordinatori di Italia Viva Milano. Sono sicuro che sapranno fare un'ottimo lavoro e che saranno in grado di guidarci attraverso le sfide che ci aspettano da qui ai prossimi mesi.