A ruota libera - #014

Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi

Un'altra stella si spegne

Quello che poteva sembrare impossibile fino a qualche mese fa si è concretizzato: Luigi Di Maio, ex capo politico dei 5 stelle, ha lasciato il partito che ha contribuito a portare al 30% nel 2018 per fondare una nuova forza europeista, atlantista e che si rivede nell'agenda Draghi. Vi assicuro che non ho bevuto troppo e che avete letto bene. Di Maio, quello del sostegno ai gilet gialli, quello dell'impeachment a Sergio Mattarella e che ricordiamo per il "mi ha fatto un’ottima impressione" riferito all'ex presidente della BCE Mario Draghi oggi ha fatto abiura del suo passato come neanche San Paolo sulla via di Damasco. Vi lascio qui un estratto del suo discorso (che potete trovare per intero qui) che credo rappresenti appieno questa metamorfosi:

La pandemia e la guerra hanno chiamato alla responsabilità tutte le forze politiche, anche quelle che dicevano di essere a favore della scienza ma strizzavano l'occhio ai no vax, che dicevano di essere dalla parte della sicurezza ma si opponevano al green pass, che ospitavano la democrazia e poi erano fan di Putin.

Io non credo alle conversioni estemporanee ma voglio riconoscere al Ministro degli Esteri di essere molto maturato da quando è alla Farnesina e di aver adottato un senso di responsabilità e delle istituzioni estraneo non solo alla sua storia, ma in generale all'intero Movimento 5 stelle. Dopodiché credo anche che se questo cambiamento sarà sincero e duraturo con Di Maio e la sua forza, Insieme per il Futuro, si può e si deve avviare un dialogo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Metto subito le mani avanti. Non mi chiamo né Enrico Letta né Nicola Zingaretti. Io non dimentico gli insulti, le offese alle istituzioni e gli scempi che, anche e soprattutto grazie ai 5 Stelle e all'allora Premier Conte, sono stati approvati (il decreto sicurezza è solo la punta dell'iceberg). Ma se Di Maio avrà, a differenza di Conte, coraggio di rinnegare convintamente quanto fatto durante il governo giallo-verde, se saprà dimostrare coi fatti, e non solo a parole, di aver abbracciato i valori liberal-democratici, europeisti, atlantisti e riformisti lasciando definitivamente il populismo che ancora attanaglia Conte, allora (e solo allora) si potrà avviare un dialogo. Perché bisogna mettere da parte le simpatie e le antipatie personali e lavorare con chiunque si riveda nell'area Draghi e che voglia portarla avanti oltre il 2023. E questo anche se si chiamano Beppe Sala, Giovanni Toti, Mara Carfagna, Carlo Calenda, Matteo Renzi o Luigi di Maio.

Costruiamo l'area Draghi

Davanti a un contesto politico sempre più complesso e alla consapevolezza che manca un anno al voto è arrivato il momento di iniziare a costruire la casa dell'area Draghi. È giunta l'ora di iniziare un percorso costituente che porti chi si rivede nell'agenda del Premier a unire le forze per dare al paese un'alternativa al bipopulismo di Conte e Salvini/Meloni. Sarà un lavoro difficile e pieno di ostacoli ma, anche viste e considerate le amministrative dove gli esperimenti di terzo polo hanno in molte realtà funzionato molto bene, arrivando anche a toccare le due cifre, è un lavoro necessario. Da quando il PD si è invaghito dei 5 Stelle e, ancora prima, Forza Italia si è unita in matrimonio con Lega e Fratelli d'Italia, la cultura liberaldemocratica e riformista è stata abbandonata. E con lei i suoi elettori. Io credo che questa prateria politica sarà centrale nelle prossime elezioni e potrà essere ago della bilancia. Lo ha dimostrato Macron in Francia dove il suo movimento è l'unico argine al pericoloso estremismo populista di Le Pen e Mélenchon e lo ha dimostrato Scholz in Germania dove, per formare un governo, ha escluso i populisti della Linke per parlare con i liberali.

Ma per fare questo bisogna mettere da parte i personalismi, gli interessi di partito e personali e le simpatie/antipatie personali. Bisogna mettere al centro i contenuti e non i nomi, le proposte e non le carriere. Perché una forza credibile e di successo non si forma mettendo semplicemente insieme più sigle e leader possibili in un operazione imposta dall'alto e priva di ogni radicamento nei territori e nell'elettorato. Basta pensare alla disastrosa esperienza di Noi con l'Italia che metteva insieme Tosi, Zanetti, Lupi, Fitto, Costa e Cesa che ha preso lo 0, e si è sciolta come neve al sole il giorno dopo le elezioni. Con Costa che passa ad Azione, Tosi che dopo un percorso autonomista torna in Forza Italia, Fitto che entra in Fratelli d'Italia e Lupi che regge il cerino. Questo perché le operazioni di questo tipo, calate dall'alto prima delle elezioni solo per ottenere qualche seggio e garantire la poltrona a chi vede la politica come una carriera e non come un servizio, non convincono (fortunatamente). Se vuoi creare qualcosa di nuovo devi partire dal basso e costruire. Altrimenti puoi anche risparmiarti la fatica.

A questo proposito credo sia utile citare le parole del sindaco Beppe Sala (per il post completo potete andare qui) che in tanti, troppi, cercano di tirare per la giacchetta negli ultimi giorni:

Oggi le cittadine e i cittadini vogliono risposte, non “posizionamenti orizzontali” nello scenario parlamentare italiano. Questo però non significa che le persone non chiedono politica. La chiedono eccome. Vogliono la politica di sostegno dei redditi. Vogliono una politica che abbia una visione della società. Vogliono una politica che pensi ai piani di cambiamento delle infrastrutture del nostro Paese. Questo vogliono.

Ballottaggi: come sono andati?

Domenica scorsa si è tenuto il secondo turno di queste amministrative che, nonostante la sconfitta del centrosinistra al primo turno (si pensi a Palermo e l'Aquila su tutte dove la destra vince al primo turno), ha visto il trionfo dei progressisti che sono riuscito a primeggiare non solo in quei comuni dove entravamo primi al ballottaggio come a Parma ma anche a vincere in contesti non semplici primo fra tutti Verona ma senza dimenticare le belle vittorie a Catanzaro, Monza e tanti altri comuni. Certo pesano alcune sconfitte come quella della Bravissima Barbara Minghetti a Como o a Sesto San Giovanni nel milanese dove si è scelto un candidato troppo spostato a sinistra incapace di convincere i più. Insomma, possiamo dire che vince la linea riformista, la stessa che ha già dato i suoi frutti a Milano, Roma, Torino e in tante altre realtà locali come regionali. Alla fine è il modello che ho sempre sostenuto essere vincente: candidato credibile, moderato e che si faccia garante di un programma riformista e, intorno a lui, una coalizione quanto più ampia possibile che metta insieme le forze liberali, socialiste ed ecologiste. I miei auguri di buon lavoro ai sindaci e ai consiglierei eletti e ora, chiusa la campagna elettorale, torniamo a concentrarci sui tanti temi cari ai cittadini a partire dall'inflazione galoppante al caro bollette che mette in difficoltà famiglie e imprese.

Filo diretto con Milano

La siccità che sta attanagliando le regioni del nord non fa sconti a nessuno e anche Milano deve (e vuole) fare la sua parte per cercare di limitare il consumo idrico non essenziale. Ma partiamo con ordine. Milano ha da sempre messo al centro la riduzione degli sprechi e l'uso consapevole dell'acqua. Partiamo da un dato: se la media italiana delle perdite idriche degli acquedotti è del 40% a Milano questo dato crolla al 14% (dati MM riferiti al 2019). Ma lo sforzo della nostra città non si ferma qui. Ogni anno 230 milioni di m3 di acqua fognaria vengono depurati e restituiti alla comunità (soprattutto per usi agricoli) grazie ai due grandi depuratori del sistema idrico milanese. Torniamo ora all'ordinanza che il nostro Sindaco Beppe Sala ha firmato qualche giorno fa e vediamo insieme cosa prevede:

  • Chiusura di tutte le fontane fatte salve quelle dove sia presente fauna e flora e i laghetti/rogge dei parchi cittadini

  • Vietato prelevare acqua per lavare le auto (ad eccezione del servizio professionale negli autolavaggio) per il riempimento di fontane ornamentali e piscine in aree private

  • Sospensione dell’irrigazione a spruzzo dei prati e delle aree verdi, eccetto l’irrigazione a goccia che interessa i nuovi impianti di alberi che devono essere preservati.

  • Tutti i negozi dovranno tenere le porte chiuse anche in presenza di lame d’aria e mantenere la temperatura non al di sotto dei 26 gradi.

Per quanto riguarda le fontanelle, anche viste le temperature che si assestano da giorni sopra i 30 gradi, esse resteranno aperte. Per ridurre i consumi di energia e quindi per abbassare il rischio di blackout si raccomanda inoltre di mantenere la temperatura dell'aria condizionata di uffici, negozi, abitazioni non oltre i 26 gradi. 

Conclusione

Quando si parla d'acqua, soprattutto a Milano, non si può non pensare alle nostre famose fontanelle, anche chiamati draghi verdi per il rubinetto a forma di testa di drago. Installati a partire dal 1930 si ispirano nelle forme ai doccioni del Duomo che si occupano di scaricare l'acqua piovana. Caratteristico è il filo d'acqua che scende sempre da queste fontanelle tanto da farle soprannominare vedovelle perché ricordano il pianto inconsolabile delle vedove. Per altro il loro continuo erogare acqua garantisce un livello qualitativo e sanitario altissimo, molto più di quello che può garantire una normale fontanella con un rubinetto che permette di aprire e chiudere il flusso.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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