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A ruota libera - #022
Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi
Rapporto Caritas 2022

È uscito ieri il 21° rapporto Caritas sulla povertà e sull'esclusione sociale, un rapporto che mette insieme i dati provenienti dalle fonti istituzionali e quelli raccolti attraverso i centri di ascolto che la Caritas stessa ha in giro per l'Italia.
La prima considerazione da fare è che, incredibilmente, la povertà non è stata abolita come dissero i 5 Stelle dal balcone di Palazzo Chigi dopo aver approvato la prima manovra del governo giallo-verde. E chi l'avrebbe mai detto che limitare le misure di contrasto alla povertà nell'assistenzialismo non avrebbe funzionato sul lungo periodo.
Ma veniamo ai dati interessanti che emergono da questo studio. Il primo tra tutti, ed è quello che mi ha colpito maggiormente, è quello relativo alla demografia della povertà. O meglio, più che stupirmi mi ha confermato che la narrazione prevalente sulla povertà è fuorviante. Se infatti sembra quasi, stando almeno a ciò che si sente, che i poveri siano principalmente i pensionati parrebbe invece che la povertà sia inversamente proporzionale rispetto al dato anagrafico. Ma ciò, concretamente, cosa significa? Che se la percentuale di persone in povertà per la fascia d'età over 65 è di poco superiore al 5%, per quanto riguarda la fascia 18-35 tale dato si impenna all'11,4%.
Un altro dato importante riguarda l'istruzione. Oltre a ribadire come maggiore è il livello di istruzione raggiunto dall'individuo minore è il rischio di finire in povertà il report ci dà anche altre notizie particolarmente interessanti su cui credo sia importante soffermarci. Tra questi uno dei più degni di nota è il fatto che se tra i figli di laureati la percentuale di quelli che hanno un titolo di studio pari o superiore al diploma superiore è di circa il 65% tra i figli di non laureati questo tasso scende all'incirca al 10%.
Credo poi sia inoltre utile notare come la povertà sia legata a doppio filo, perdonatemi l'ovvietà, col tema del lavoro. Ma non solamente nel senso che disoccupati o inoccupati (ossia chi non ha mai svolto attività lavorative) sono i più a rischio di povertà ma che essi rappresentino in realtà poco meno del 50% del totale dei richiedenti nei centri Caritas. Questo significa che a chiedere aiuto sono anche tanti italiani che lavorano ma, nonostante questo, non riescono ad arrivare a fine mese. Stando alle ricerche di Eurostat infatti, pare che l'11% dei lavoratori italiani (in particolare quelli autonomi) rischiano di finire nella categoria dei cosiddetti working poors, ossia (letteralmente) lavoratori poveri cioè coloro che nonostante abbiano un'occupazione non riescono ad arrivare a fine mese.
Un ultimo appunto va fatto sul Reddito di cittadinanza. Come anche io ho avuto più volte modo di dire, il reddito arriva solo a una parte dei poveri assoluti (circa il 45% del totale) lasciandone fuori la maggioranza (in particolare stranieri e senza tetto). Spero che almeno questa volta si eviti di accusare la Caritas di essere contro i poveri.
Per chi fosse interessato trovate qui il report completo.
Se chi ben comincia è a metà dell'opera...
Se chi ben comunica è a metà dell'opera Giorgia Meloni è messa male. Molto male. Nell'ordine ha vinto le elezioni ma al primo voto in aula, ossia per la nomina del presidente del Senato (che ricordo essere la seconda carica dello stato) ha visto andare in frantumi la sua maggioranza. Dopodiché, prima ancora che si potesse riprendere dalla mezza debacle (mezza solo perché in un modo o nell'altro La Russa ce l'ha fatta) si è vista mancare, durante la votazione di Lorenzo Fontana a presidente della Camera, almeno 15 voti.
Ma andiamo con ordine. È il 14 ottobre e mancano poche ore alla votazione in Senato. Nella notte sembrava che il centrodestra fosse arrivato a un accordo per le presidenze ma all'ultimo salta tutto. Perno della discordia sembrerebbe essere Licia Ronzulli, fedelissima del Cavaliere, sulla cui presenza nel futuro esecutivo targato Meloni peserebbe il veto di Fratelli d'Italia. Un veto che sembrerebbe non essere andato giù a Berlusconi che dopo aver, pare, mandato a stendere il suo ex ministro Ignazio Benito (giuro, si chiama così) La Russa, ha ritirato i suoi senatori che non hanno partecipato al voto. Forse il Cavaliere sperava di mandare in minoranza la neoeletta maggioranza di centrodestra impendendo così l'elezione del Presidente del Senato ma le cose non sono andate così tanto che, tra lo sconcerto di molti (ma non di tutti, ed è bene farlo notare), La Russa è stato eletto con 116 voti a favore (17 in più di quelli su cui poteva contare).
Subito è partita la caccia ai franchi tiratori. Per il PD e i 5 stelle l'obiettivo è stato da subito chiaro: Il Terzo Polo. Poi qualcuno bravo in matematica (o per lo meno capace di capire che se mancano all'appello 17 voti e i senatori centristi sono solo 9 qualcosa non funziona) gli deve aver fatto notare che i conti non tornavano e via alle più disparate ipotesi. Chi dice che i voti vanno cercati nel gruppo misto, chi dice che è colpa dei senatori a vita (io ce li vedo Monti e Segre che nel segreto dell'urna votano La Russa) e chi che accusa i rappresentati delle autonomie. Io dico solo una cosa: prima di accusare qualcuno sarebbe il caso di aspettare che si concludano le nomine, a partire da quelle destinate all'opposizione: a partire dalle vicepresidenze per arrivare al Copasir e alla commissione di vigilanza Rai.
Ma torniamo alle disavventure della probabile prima Premier del nostro paese. Arriviamo ora al 14 ottobre. Alla Camera dei Deputati si vota per il la terza carica dello stato e pare esserci un accordo all'interno del centrodestra sul nome di Lorenzo Fontana (e quando lo scrivo è sempre un brivido lungo la schiena). Pare appunto. A scrutinio terminato, nonostante il quorum raggiunto e la conseguente elezione dell'ultracattolico, ci si rende conto che sono mancati dei voti. 15 per essere precisi. Si pensa ancora una volta a Forza Italia ma poi emerge un dato interessante. Molte schede finite tra le nulle avrebbero riportato la scritta Attilio Fontana, attuale Presidente della Regione Lombardia. Pare infatti che sia stato un voto dell'ala della Lega vicina ai governatori del Nord che avrebbe voluto far sentire il suo disappunto verso la leadership di Salvini.
A conclusione di questo viaggio che, seppur breve, ha già contato diversi intoppi e ostacoli di varia natura, parrebbe che il centrodestra abbia chiuso le trattative per il nuovo governo tanto da aver già pronta la lista di ministri. Diciamo che, per il bene dell'Italia, spero che la maggioranza si sia veramente compattata e che sia quindi in grado di dare al paese una guida forte capace di dare risposte alle tante sfide che abbiamo davanti.
Se volte un giudizio politico (e spietato) sulle scelte alla presidenza fatte dalla destra potete trovarlo qui

Povero Van Gogh
Non faccio in tempo a parlare di attivismo performativo che subito ne vediamo un nuovo e limpido esempio. Qualche giorno fa, due giovanissime "attiviste" del gruppo inglese Just Stop Oil hanno lanciato della zuppa su I Girasoli di Van Gogh. Fortunatamente le "attiviste" si erano preoccupate di controllare che, a protezione del quadro, ci fosse un vetro così da evitare danni permanenti.
Cerco ora di mettere da parte la mia laurea in Beni Cultuali per la quale questo gesto sarebbe inconcepibile sotto ogni punto di vista.
Partiamo dal presupposto che l'attivismo può sfociare nella disobbedienza civile. Anzi, in certi casi, è stata proprio la disobbedienza civile a far fare al nostro paese grandi passi avanti (penso al diritto all'aborto o al fine vita). Credo anche che la salvaguardia dell'ambiente sia un tema centrale su cui, purtroppo, si fa ancora troppo poco. Ma questo non significa che vale tutto purché se ne parli.
Prima di tutto il grande problema è che l'attivismo deve far parlare non di sé, bensì dei temi che si portano avanti. Faccio un esempio molto semplice: quando Marco Cappato va in Svizzera ad aiutare un malato terminale a morire si parla di che auto ha usato per passare il confine, di come era vestito o di quale struttura sanitaria ha scelto, o delle storie di chi soffre e non riceve ascolto dallo stato? Ecco, in questo caso noi da giorni parliamo del metodo e delle protagoniste delle proteste piuttosto che del merito di tali manifestazioni.
In secondo luogo io temo che tali manifestazioni possano portare a pericolosi atti di emulazione da parte di persone ben meno attente alla tutela del patrimonio culturale. Perché, fino ad ora, le varie manifestazioni che si sono susseguite sono sempre state attente a non danneggiare le opere ma un domani, qualcuno di meno attento, potrebbe fare un danno irreparabile.
Dopodiché sarebbe anche interessante rispondere nel merito a queste manifestazioni a partire dal fatto che chiedere lo stop alle fonti fossili, ad oggi, sia impossible se non a costo di un massacro sociale. Ma ci sarà tempo per parlare di energia.
Conclusione
Dobbiamo essere onesti: la legislatura inizia nel modo più difficile possibile con la destra che ha lasciato la maschera della moderazione per mostrarsi per quello che realmente è. Ora è chiaro che nei prossimi mesi e anni sarà necessario costruire dentro e fuori il parlamento un'opposizione civile che metta insieme tutta quella parte di Italia che non si rivede nell'oscurantismo della destra più estrema la potere da quando l'itala è una Repubblica.
Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale
Luca
(Chi volesse seguirmi anche sulle mie varie pagine social per non perdersi nulla può farlo da qui:👉🏻https://linktr.ee/Luca.Bellinzona )
Post scriptum
Dal 24 febbraio mi sono sempre schierato senza se e senza ma dalla parte dell'Ucraina ingiustamente aggrediti dall'esercito Russo. Per questo, insieme agli amici di Italia Viva Milano, abbiamo deciso di proseguire la nostra mobilitazione a sostegno del popolo ucraino aderendo alle manifestazioni per una vera pace, organizzate dal Comitato Giovani per l'Ucraina, che si terranno sabato 22 ottobre a Roma, e il giorno successivo a Milano. Oggi più che mai è necessario ricordare che c'è un aggressore e un aggredito e se si vuole la pace, una vera pace, bisogna partire da questo presupposto.
Non è il momento delle ambiguità.
Ci vediamo quindi domenica 23 ottobre, dalle ore 16 in Piazza del Duomo!
