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A ruota libera - #24
Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi
Le due manifestazioni
Sabato scorso abbiamo assistito a due manifestazioni sul tema della guerra in Ucraina: una a Roma l'altra a Milano. Sulla carta entrambe dovevano porre al centro la richiesta di fermare la guerra e di avviare un processo di pace ma, nei fatti, le due piazze avevano presupposti e visioni opposte.
A Milano, al fianco della comunità ucraina, sono scesi in piazza Azione e Italia Viva, insieme a tante realtà dell'associazionismo e del civismo. La manifestazione di Milano prativa da due presupposti: il primo è che non ci può essere pace senza il rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza dell'Ucraina mentre il secondo è che non possiamo smettere di sostenere (anche e soprattutto con le armi) la resistenza ucraina. Questo perché siamo consapevoli sia che ogni concessione a Putin sarebbe visto come un segno di debolezza così come sappiamo che senza armi occidentali l'Ucraina non avrebbe mezzi per difendersi dall'invasione militarista russa e sarebbe stata costretta ad arrendersi.
A Roma invece, nella piazza che ha visto stare dalla stessa parte Conte (che ricordo essere quello che volle i soldati russi in Italia durante le prime fasi del covid), sindacati, ANPI (quella che non voleva le bandiere nato e ucraine al corte del 25 aprile scorso) la pace è stata coniugata in modo decisamente diverso. Non solo per il numero di cartelloni e slogan contro la NATO (come se fossimo stati noi a scatenare una guerra illegale) ma anche per gli attacchi alle sanzioni alla Russia e per i fischi al segretario dem Letta. Una piazza che oltre ad aver confuso pacifismo e antimilitarismo tende a che a scambiare vittime e carnefici. Una piazza che, evidentemente, ha dimenticato come, al tempo della Resistenza, i nostri nonni partigiani i fascisti li cacciarono con le armi e non cercarono di arrendersi come qualcuno vorrebbe gli ucraini facessero.
Come ho detto più volte questo non è il periodo delle posizioni ambigue e proprio per questo non ho avuto il minimo dubbio su dove andare.

Il disumano trattamento dei migranti
Dopo un braccio di ferro disumano sulla pelle degli ultimi finalmente la situazione migranti a Catania sembra essersi sbloccata con lo sbarco degli ultimi rimasti. Quelli che il ministro degli Interni definiva "carico residuale". Molti lo hanno criticato per questa espressione che pare più adatta alle merci che non a vite umane. Io invece ne apprezzo la coerenza. Trovo molto peggio chi come Salvini si appella al crocifisso e poi lascia i migranti in mare o chi, come Conte, cavalcando lo slogan delle "ONG taxi del mare" firmava i decreti sicurezza.
Piantedosi ha avuto il coraggio di mostrare all'Italia qual è la sua concezione dei diritti umani e quale sia, soprattutto, la sua considerazione di chi arriva in Italia via mare. Visione che credo sia condivisa da tutto il governo visto che è stata rivendicata con orgoglio anche dal Signor Presidente del Consiglio.
Ora non occorre certo che ricordi come la pratica dei respingimenti in mare sia completamente illegale e sia anche costata una condanna al nostro paese da parte della Corte Europea dei diritti dell'uomo. Questo perché, a differenza di quanto affermato da Salvini (strano che possa sbagliare non l'avrei mai detto), le norme internazionali sul salvataggio in mare sono molto chiare: i migranti vanno fatti sbarcare nel porto sicuro più vicino da intendersi sia da un punto di vista meramente geografico che nell'ottica di trovare una destinazione che sia compatibile con il rispetto dei diritti umani (anche perché sarebbe il colmo rimandare un richiedente asilo nello stato da cui sta scappando). Pensate se a soccorrere un barcone fosse una nave battente bandiera australiana: i migranti dovrebbero aspettare giorni per poter essere soccorsi e toccare nuovamente la terra ferma. Una follia in sostanza.
Ma questo è quello che succede quando a parlare di migrazioni sono persone che del fenomeno non ne sanno nulla. Si vede non solo dall'ignoranza sulle leggi in materia ma proprio sulle basi del fenomeno. Penso al fatto che si sta facendo una battaglia sui migranti salvati dalle ONG quando, sul totale dei migranti irregolari, rappresentano una percentuale estremamente marginale. Non solo. Se vogliamo essere onesti i migranti irregolari che arrivano via mare (tramite ONG, salvati dalla guardia costiera, che sbarcano in autonomia ecc.) sono una minoranza del totale degli irregolari. La massa infatti arriva via aereo o via terra con un permesso temporaneo per poi non rispettarne la scadenza rimanendo sul territorio italiano. Ma si sa, i populisti non affrontano i problemi, si limitano a parlare alla pancia del paese con azioni di grande risonanza mediatica ma di scarsissima efficacia.
Conclusione
In conclusione credo sia utile ricordare che esattamente 33 anni fa cadeva il muro di Berlino, simbolo della dittatura comunista e della guerra fredda nonché ultima grande divisione in Europa. Una data da ricordare a maggior ragione quando, in Italia ma non solo, torna l'ombra nazionalista che ci vorrebbe sempre più chiusi in noi stessi e che propone di erigere muri (fisici ma non solo) che dovrebbero difenderci da presunti nemici esterni.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale
Luca
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Post scriptum
Apprezzabile cambiamento di posizione di Giorgia Meloni sul tema trivelle. Se oggi apre a nuove estrazioni di gas dai giacimenti nazionali, nel 2016, durante la campagna elettorale per il referendum sulle trivelle, era in prima linea sul fronte del sì per chiedere lo stop a nuove estrazioni. Non solo. Oltre a dire no alle nuove trivellazioni arrivò ad accusare il governo guidato da Matteo Renzi di dare un "aiuto ad alcune grandi lobby". Apprezzo che abbia cambiato idea anche su questo. A naso non sarà né la prima né l'ultima volta.
