A ruota libera #25

Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi

Parliamo di Letizia Moratti

Partiamo da un presupposto: Letizia Moratti mi piace poco. Sarà un mio limite ma credo poco nelle conversioni sulla via di Damasco. Letizia Moratti è stata organica del centrodestra per anni: da ministra del governo Berlusconi prima a vicepresidente di Regione Lombardia sotto Fontana poi. Non solo, ce la ricordiamo come possibile candidata del centrodestra alla Presidenza della Repubblica. Non proprio il CV di un civico insomma.

Moratti non è nemmeno un'alternativa alla giunta Fontana avendone fatto parte per circa due anni e avendone condiviso ogni passo fino a firmare la (non) riforma della sanità. La rottura sì è avvenuta su temi importanti come la reintegrazione dei medici novax, ma nasce molto prima, con il rifiuto del centrodestra a candidarla come Governatore al posto dell'uscente Fontana.

Ma credo sia inutile proseguire su questa linea. Non perché ritenga secondarie queste questioni (anzi) ma perché credo che la politica debba adeguarsi alle contingenze. E allora vediamole queste contingenze:

  • Per prima cosa non possiamo ignorare come, per la prima volta dopo decenni, la Lombardia è contenibile. Il candidato del centrodestra è debole, fiaccato da una pessima gestione covid e indebolito dal contrasto aperto con la sua Vice Moratti. Questa debolezza apre la possibilità all'opposizione di abbattere dopo trent'anni il monopolio del malgoverno targato centrodestra.

  • A questo si somma la disponibilità a candidarsi di Letizia Moratti che, piaccia o meno, è una candidata conosciuta e con una rete a suo sostegno già attiva e al lavoro da settimane. Può sembrare una cosa da poco ma soprattutto alle regionali Lombarde, dove fuori dalle grandi città il voto per appartenenza partitica (voto Lega o chi per essa indipendentemente da tutto) è molto forte, avere un candidato conosciuto in tutta la regione è già un passo avanti importante.

  • Al contrario, per quanto riguarda l'altro campo (il cosiddetto centrosinistra), la situazione è tragica. Divisi su tutto non sono nemmeno sicuro che arrivi integro alle elezioni. Prima hanno chiesto le primarie poi, quando hanno visto che i candidati scarseggiavano, hanno pensato di scegliere internamente il candidato. A questo punto entra in scena Maran (assessore della Giunta Sala a Milano e recordman di preferenze) con una proposta che si basa sull'apertura al riformismo e la chiusura ai 5 stelle. Apriti cielo. Tempo qualche ora e il segretario del PD Lombardia Peluffo interviene per tagliare le gambe a Maran, sostenuto dall'ala sinistra del partito che propone Majorino che invece apre ai 5 stelle. Nessuno gli ricordi come attaccarono Renzi negli anni della sua segreteria per le candidature calate dall'altro e l'assenza di primarie. Evidentemente oggi questo non è più un problema.

Una candidatura unitaria del centrosinistra ampio, quella di Carlo Cottarelli, non è più in campo. Ma ripercorriamo velocemente la storia di questa candidatura che, credo, dica molto dello stato di salute del centrosinistra lombardo. Proposto da Calenda e Sala come possibile candidato unitario il PD, come risposta alla rottura del patto con Azione, ha deciso di candidarlo alle politiche nel collegio di Cremona dove, come prevedibile, ha perso contro Daniela Santanché. Come se non fosse abbastanza quando Cottarelli ha dichiarato di essere disponibile se PD e Terzo Polo gli avessero offerto la candidatura, dal PD è stato fatto notare che le candidature non arrivano, ma vanno guadagnate.

A questo punto quale possibilità c'erano? Aspettare che il PD si chiarisca le idee e decida se vuole essere riformista o movimentista? Ridurre la scelta a Maran o Majorino senza possibilità di proporre una candidatura alternativa? Qui si apre poi un ulteriore tema ossia quale sia il compito del Terzo Polo. Qualcuno nel PD pensa che Azione-Italia Viva debba limitarsi a sostenere i candidati Democratici che più si avvicinano alla loro prospettiva politica. Ma non è così. Il terzo polo deve rivendicare non solo la sua autonomia, ma anche il suo diritto di presentare i suoi candidati quando lo ritiene necessario.

Dopodiché possiamo discutere (anzi dobbiamo discutere) dei modi con cui questa candidatura è stata presentata come possiamo avere dubbi sulle posizioni avute da Moratti. Ma invito tutti, me per primo, a fare un respiro profondo e pensare a quale sia la posta in gioco. La politica, quella vera, ha come obiettivo cambiare le cose e per farlo deve riuscire a vincere alle elezioni, altrimenti ci si relega a una opposizione che spesso non ha la forza e il peso di cambiare alcunché. Per questo dobbiamo chiederci cosa vogliamo da elezioni regionali. Vogliamo vincere? E allora dobbiamo anche accettare di sostenere una candidata che non ci rappresenta al 100% ma che è l'unica che può veramente avere la meglio. Vogliamo fare una campagna volta solo a pesarci e piantare una bandierina? Allora ben venga una candidatura di bandiera come quella di Majorino. Ma dobbiamo anche mettere sul piatto della bilancia le conseguenze che una ipotetica sconfitta della destra in una regione storicamente loro da anni comporterebbe. Sia sulla leadership di Salvini (già oggi messa in discussione dal fronte dei governatori) sia sulla tenuta del governo che già oggi vive profonde divisioni interne.

Ci ho messo tempo per fare queste riflessioni (ed è per questo che a lungo non ho parlato della questione) e sono arrivato alla conclusione che il gioco vale la candela. Battere Fontana e garantire ai lombardi un governo alternativo della regione vale il dover sostenere una candidata su cui ho profondi dubbi. Perché penso che ai cittadini della Lombardia interessi relativamente il nome di per sé, ma interessi avere un cambiamento su quelle tematiche (tante) su cui la Lombardia ha bisogno di una svolta. Penso a sanità e trasporti prima di tutto, ma anche ambiente e transizione ecologica, lavoro e formazione nonché il grande tema delle infrastrutture. Per cui se Moratti può rappresentare questo cambiamento, e ne avremo la certezza solo quando verrà messa a terra la piattaforma programmatica, ben venga.

P.S. Agli amici del PD che dicono che Moratti sia irricevibile e che non si può costringere gli elettori del centrosinistra a votare per lei vorrei chiedere una cosa: quando il centrosinistra ha candidato a Bologna Casini e a Napoli Di Maio quello andava bene? Quando si è candidata nel 2013 Binetti nelle liste del PD andava bene? Quando tra le fila dei democratici è stata ammessa a braccia aperte Beatrice Lorenzin (ex. Forza Italia passata da Alternativa Popolare di Alfano) era accettabile? Io credo che chi in un decennio ha governato con (quasi) tutti e ha eletto Conte (quello dei decreti sicurezza) punto di riferimento dei progressisti questa critica non regga.

Conclusione

Continua il braccio di ferro tra Italia, ONG e Istituzioni europee sul tema della gestione dei flussi migratori. Un teatrino indegno per un pese (e un continente) civile. Non si può fare campagna elettorale sulla pelle degli ultimi per cui inviterei il governo Meloni e la maggioranza a lasciare a casa questo impianto ideologico con il quale affrontano il tema a favore di un approccio umanitario e pragmatico che eviti azioni di forza inutili. Se si vuole cambiare la gestione comunitaria della gestione dei migranti si deve partire dalla riforma dei Regolamenti di Dublino sottoscritti da Berlusconi e la cui modifica, fino ad oggi, è stata sempre osteggiata dalla Lega di Matteo Salvini (per quale motivo non ci è dato saperlo).

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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