A Ruota Libera #28

Al bando Trenord!

"Mi vergogno ma chiedo ai pendolari di avere pazienza. Per portare avanti i nostri progetti serve ancora qualche mese di tempo, spero che presto si possa invertire la rotta". Così parlò Attilio Fontana, attuale Presidente di Regione Lombardia, durante la campagna elettorale di 5 anni fa. Ecco, da allora la situazione non solo non è migliorata, ma è anche peggiorata.

Basti pensare a come, a 5 anni di distanza, ogni mese sono più di duemila i treni soppressi, 2.300 quelli con ritardi superiori ai 15 minuti, per non parlare poi di quelli con ritardi inferiori. Una situazione intollerabile che influenza in modo non indifferente i pendolari e chi si trova costretto ad utilizzare Trenord per spostarsi. Come può scegliere i trasporto pubblico, chi ha necessità di essere puntuale? Come possiamo pensare che qualcuno utilizzi i treni regionali se il rischio è, se va bene di arrivare in ritardo, se va male nemmeno di partire?

In un momento in cui l'emergenza climatica è sotto gli occhi di tutti un'amministrazione di buon senso dovrebbe puntare sul trasporto pubblico per scoraggiare l'utilizzo selvaggio delle automobili. Invece no. I governanti illuminati di Palazzo Lombardia, che sono gli unici responsabili del disastro Trenord (per quanto facciano finta non sia così), invece di investire per rinnovare la flotta e garantire puntualità e sicurezza per i viaggiatori e il personale non fanno altro che scaricare la responsabilità su RFI (gestore della rete) mentre, con il favore delle tenebre, tagliano corse e aumentare i prezzi di biglietti e abbonamenti.

Ma quale può essere la soluzione a un problema che, dopo anni di malgoverno targato Lega, si è ormai incancrenito? Una delle soluzioni è quella proposta da Letizia Moratti ossia mettere a gara il servizio di trasporto pubblico. Metto le mani avanti: io non sono un fautore del mettere a gara i servizi, soprattutto quando si parla di servizi essenziali che hanno un grande impatto sulla vita dei cittadini com'è il tpl. Il punto però è che se il pubblico fallisce nella gestione deve fare un passo indietro (si pensi ad Alitalia-Ita o, sempre per restare sul tema trasporti, ad ATAC a Roma). Mettere a gara europea Trenord può rappresentare una svolta per i pendolari e per tutti gli utenti del tpl lombardo, con un beneficio in efficenza e puntualità.

Giusto per dire quanto in casa Lega siano consapevoli del disastro Trenord basti pensare come l'attuale assessora ai trasporti Claudia Maria Terzi non sia candidata alle prossime elezioni. Forse perché sanno anche loro che la Lombardia, sul tema trasporti, li boccia su tutta la linea.

La follia di Meloni sul MES

Vi ricordate quando Giorgia Meloni diceva "L'Italia non accede al Mes, posso firmarlo con il sangue"? Ecco, quello che dovrebbe dire più correttamente è che con questa scelta folle e totalmente ideologica sta dicendo no al più importante finanziamento per la sanità degli ultimi decenni. Perché questo è il MES sanitario: 36 miliardi a tassi di interessi agevolati (e ben inferiori rispetto a quanto offre il mercato) che come unica condizionalità ha che queste risorse siano investite direttamente o indirettamente nel comparto sanità.

Ora io capisco che Giorgia Meloni debba cercare di mantenere un minimo di coerenza dopo le innumerevoli inversioni a U (da ultima quella sulle accise che prometteva di cancellare e invece ha aumentato) ma a che prezzo? Ha davvero senso fare una battaglia anti-Europa, per quanto credo che, all'Unione Europea, interessi ben poco se noi prendiamo o meno il MES, nonostante ciò comporti un danno agli interessi dei cittadini italiani? Perché alle persone che aspettano mesi se non anni per un esame o una visita e che sono costrette a spendere 40 miliardi in prestazioni sanitarie private per sopperire ai ritardi e alle carenze del pubblico interessa di più la battaglia antistorica di Salvini e Meloni o di veder azzerate le liste d'attesa?

Questo lo dico a maggior ragione alla luce della legge di bilancio che, alla voce sanità, destina solo 2 dei 35 miliardi disponibili. Se già a una prima occhiata la cifra appare irrisoria se guardiamo con attenzione si comprende quanto la situazione tragica. Quei due miliardi infatti non sono nemmeno sufficienti a ripianare i debiti delle aziende sanitarie contratti durante il covid o a coprire i costi aggiuntivi dovuti al caro bollette e all'inflazione, figuriamoci ad assumere nuovo personale e aumentare le borse di specializzazione!

Bidelle eroine o millantatrici?

Immagino che avrete letto dell'eroica bidella (anche se il termine corretto sarebbe operatore scolastico) che pur di lavorare è costretta tutte le mattine, per 6 giorni a settimana, a svegliarsi all'alba per prendere un treno alta velocità che da Napoli dove vive la porta a Milano dove lavora. La notizia è stata lanciata inizialmente da Il Giornale per poi essere ripresa dalle maggiori testate cartacee e online per poi diventare virale sui social. Quando ho letto la notizia, forse perché la tratta Milano-Napoli l'ho fatta più volte, ho subito storto il naso, e non credo di essere stato l'unico. Ma partiamo dal principio.

Come mai questa donna si immola ogni giorno in un viaggio della speranza sobbarcandosi ogni giorno 1400 chilometri? Presto detto: il costo della vita. La donna dichiara di ricevere uno stipendio di poco più di €1100, troppo poco per potersi permettere di vivere a Milano dove una stanza singola può arrivare a costare fino a €600 euro al mese, a cui si sommano poi le spese vive a partire dal cibo e dalle bollette.

Ora io non mi voglio soffermare sulle tante ombre che ci sono su questa storia (a chi interessa ne ho parlato in un articolo su Medium), a partire dai prezzi dei biglietti che non trovano alcun riscontro nella realtà. Questo perché credo che mentre tutti guardiamo al dito, dovremmo forse osservare con più attenzione la luna.

Ma quello che credo sia più importante sottolineare è che questa notizia ci ha portato a soffermarci su tutto fuorché ciò che di davvero importante c'è dietro a questa storia, vera o meno che sia. Io sono di Milano e so bene come, da alcuni anni a questa parte, sia diventata una città sempre più esclusiva, bloccata tra l'incudine di stipendi tropo bassi e il martello di un costo della vita sempre più alto. Una città che, soprattutto per i più giovani, diventa un miraggio irraggiungibile. L'articolo però cita il costo degli affitti come dettaglio secondario rispetto alla vicenda che si focalizza sull'eroismo di questa bidella stakanovista che è pronta a tutto pur di lavorare. Narrazione tossica che finisce per far passare come normale essere un lavoratore che per poter mettere in tasca qualcosa deve fare 1400 chilometri ogni giorno e dormire poche ore a notte. Una visione del lavoro che subalterna l'assunzione al sacrificio della salute e della vita sociale. Sarebbe stato utile se questa storia aprisse a una discussione seria non solo sul costo della vita, sul caro affitto che sta uccidendo Milano e sui salari che non sono al passo con i tempi, ma soprattutto aprisse a una rivoluzione nella considerazione del lavoro, che non può più essere il pilastro della nostra vita per il quale sacrificare tutto. Smetterla quindi con questa idea che si deve vivere per lavorare, come se il senso della vita si esaurisse nella nostra occupazione (e nel nostro stipendio).

Spero che dopo che questo enorme clamore mediatico si sarà calmato si possa finalmente affrontare in modo serio il problema dei costi della vita della nostra città.

Conclusione

Jacinda Ardern, Prima Ministra neozelandese, in un emozionato discorso alla nazione, ha annunciato le sue dimissioni da Premier perché, cito testuali parole, "So cosa richiede questo lavoro e so che non ho più abbastanza energie per rendergli giustizia". Non voglio stare qui a discutere delle sue posizioni politiche o della sua attività da premier ma vorrei soffermarmi sulla forza rivoluzionaria di questo messaggio. Ardern, con la sua consapevolezza, dimostra in modo chiaro cosa significhi vivere la politica come un servizio e non, come troppo spesso capita, come un mestiere. Un messaggio che credo che credo molti dei nostri politici (che magari occupano la poltrona dalla Prima Repubblica) dovrebbero ascoltare con attenzione. Ma non solo per una mera questione anagrafica, anzi. Bisogna rendersi conto che non si può essere sempre e per sempre al passo coi tempi e che non sempre si può portare un contributo e un valore aggiunto.

Detto questo, vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale.

Un saluto, Luca

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