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A Ruota Libera #35
Nonostante la delusione sia tanta si deve andare avanti.
Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà.
(Friedensreich Hundertwasser)
Nonostante la delusione si deve andare avanti

Lo ammetto, sono molto deluso. E non solo perché con la rottura tra Azione e Italia Viva si tradisce la promessa fatta agli elettori nel settembre del ‘22 (che ci hanno votato proprio dietro la promessa di un partito unico) ma anche e soprattutto perché mi sento preso in giro. Perché quando metti tutto te stesso in un progetto, ci investi tempo e risorse, vedere il tuo lavoro (ma che poi è il lavoro di tantissimi altri attivisti) gettato al vento per questioni puramente personali, è veramente sfiancante.
Sembra che ai piani alti interessi poco di quello che la base e gli elettori pensano o ciò in cui credono e sperano. Perché sarebbe bastato poco per capire che il popolo riformista e liberaldemocratico, che da anni si trova senza una casa politica e costretto a tapparsi il naso e votare a destra o a sinistra, non aspettava altro di veder nascere finalmente il partito unico. E invece si è preferito far saltare il banco. Si è preferito anteporre i destini personali al sogno di molti. Ecco, io credo che questo sia stato un grande autogol, e che chi se n’è reso responsabile pagherà a caro prezzo questa scelta. Sia in termini di credibilità che di consenso.
In tutto ciò voglio però farvi notare un aspetto positivo, che possa rasserenare almeno un po’ questo periodo così buio. Dopo la sceneggiata social di questi giorni, anche solo leggendo i commenti sotto i post di Azione, Italia Viva, Calenda e Renzi si legge bene come ci sia un numero enorme di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, che sono stufi dei personalismi e che non vedono l’ora di poter costruire dal basso quel partito unico che, evidentemente, è impossibile realizzare dall’alto.
Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, continuerò ad impegnarmi con la stessa forza e la stessa passione di sempre così come non smetterò di sognare che si dia finalmente vita a un polo riformista capace di portare avanti le riforme di cui il paese ha bisogno.
Pensiero liberali e diritti della persona

Ieri pomeriggio ho avuto l’onore di intervenire a nome di tutto il gruppo di Diritti al Centro all’iniziativa lanciata dal Senatore Ivan Scalfarotto e la Consigliera Regionale lombarda Lisa Noja dal titolo “Pensiero liberale e diritti della persona”. Non posso a descrivere a parole la grande emozione che ho provato nel salire sul palco e nel poter parlare davanti a una platea così grande. E non mi riferisco solo all’ansia che mi ha provocato (chi mi conosce sa che non amo particolarmente parlare in pubblico, non esattamente la caratteristica migliore per chi fa politica) ma anche e soprattutto perché per la prima volta ho visto Italia Viva mettere i diritti e le libertà civili al centro del dibattito politico.
Dico Italia Viva ma avrei voluto dire Terzo Polo. Questa bellissima iniziativa infatti nasceva come evento comune anche con Azione e doveva avere come obiettivo quello di indirizzare la scrittura del manifesto politico di quello che fu il partito unico. Non vedere gli amici di Azione è stato triste. Certamente ci fossero stati anche loro la forza di questa iniziativa sarebbe stata ancora maggiore.
Vi lascio di seguito il testo completo del mio intervento:
“L’introduzione dei matrimoni civili tra persone dello stesso sesso dice qualcosa sul tipo di Paese che siamo. Dice che siamo un Paese che continuerà ad onorare le sue orgogliose tradizioni di rispetto, tolleranza e pari valori”.
Queste parole sono state pronunciate dal conservatore David Cameron nel 204, quando da Premier approvava in Inghilterra il matrimonio egualitario. Ma perché cito Cameron? Perché è la dimostrazione che i diritti e le libertà civili non sono (e non devono essere) monopolio di una parte politica; ma devono essere patrimonio di tutte le forze politiche, di destra come di centro e di sinistra.
Certo, per portare avanti queste battaglie serve coraggio. Non solo il coraggio di fare la scelta giusta anche a rischio di perdere dei voti, ma soprattutto il coraggio di essere autenticamente liberali. Perché se vogliamo essere la casa dei liberaldemocratici italiani, l’espressione di Renew Europe in Italia, non possiamo tirarci indietro su questi temi.
Il Parlamento deve dimostrare lo stesso coraggio che ha la società, che sempre più spesso è molto più avanti della politica. Su fine vita, matrimonio egualitario, adozioni, liberalizzazione della cannabis, riforma della cittadinanza, e potrei andare avanti, gli italiani sono da tempo pronti a fare quel passo avanti che la politica non riesce a fare. Lo hanno dimostrato le milioni di firme raccolte per il referendum eutanasia e cannabis legale e lo dimostra la mobilitazione nella nostra Milano a sostegno delle famiglie arcobaleno colpite dalla decisione del governo di bloccare la trascrizione automatica dei loro figli. Lo dimostra anche il gruppo di cui faccio parte e per a nome del quale intervengo: Diritti al centro, nato dalla volontà di tanti ragazzi di mettersi insieme per portare avanti anche qui dentro la battaglie sulle libertà e i diritti civili.
Dobbiamo avere il coraggio di riportare l’Italia, che un tempo sapeva essere all’avanguardia (penso alla legge sul cambio di genere datata 1982), nella scia dei paesi occidentali. Non possiamo più continuare a essere più vicini all’Ungheria che alla Francia, alla Polonia che alla Spagna.
Certo, mi rendo conto che siano temi delicati, così come so che nel Terzo Polo ci sono diverse sensibilità. Ma vorrei capire in che modo affermare la necessità di riconoscere a tutti i cittadini pari diritti e doveri urti la coscienza di qualcuno. Vorrei capire come ribadire l’articolo 3 della Costituzione possa essere considerato una forzatura. Vorrei capire come rivendicare la pari dignità delle nostre esistenze colpisca i principi e le sensibilità di alcuni.
Perché spesso quando si parla di rispetto delle sensibilità, questa tutela è a senso unico. Ma se c’è una cosa che veramente offende la mia, anzi la nostra sensibilità è chiederci, per quieto vivere, di mettere da parte anni di battaglie e di lotte, e in ultima analisi di rinunciare al nostro diritto di rivendicare con forza e orgoglio la nostra richiesta di uguaglianza.
Un problema di comunicazione
Ieri, mentre tornavo a casa in metropolitana, mi è stato fatto leggere (ciao Samuele, so che stai leggendo) un post interessantissimo su come negli ultimi anni la comunicazione politica sia completamente degenerata. E come dargli torto?
Basti pensare alla sceneggiata degli ultimi giorni che ha travolto il Terzo Polo. Tra veline anonime (o presunte tali), tweet e interviste abbiamo assistito a una diatriba avvilente di cui sinceramente avremmo fatto tutti volontariamente a meno. Certo la politica è anche comunicazione, e all’interno della strategia politica anche veline, interviste e post sui social hanno un loro ruolo. Ma oggi la comunicazione è diventata, soprattutto per quanto riguarda leader “passionari” come Carlo Calenda, un qualcosa di completamente fuori controllo.
Soprattuto grazie all’immediatezza dei social, e all’eco mediatico che un post o un tweet possono avere (permettendo ai politici di imporre ai media quello che si vuole venga pubblicato), ormai la politica ha finito per ridursi a una successione di uscite sempre più ravvicinate e spesso scritte senza porre un filtro tra quello che si pensa e quello che si digita. E questo fa si che la comunicazione politica finisca per mischiarsi con la comunicazione privata, quello che si dovrebbe dire per messaggio viene messo sui social, invece di sentirsi al telefono ci si menziona su twitter. Come se fosse la stessa cosa.
Mi auguro che gli ultimi giorni siano stati utili per capire come NON si deve comunicare. A comprendere che Twitter non sostituisce una telefonata e che un’intervista non è la stessa cosa di un incontro faccia a faccia.
Filo diretto con Milano

Grande novità per chi utilizza i mezzi pubblici a Milano! Da qualche giorno infatti anche su tutta la flotta di superficie di ATM è possibile acquistare il biglietto direttamente a bordo con pagamento contactless. Sono stati 1500 i dispositivi per il pagamento senza contatto installati e rappresentano un ulteriore passo avanti per il nostro trasporto pubblico.
Il sistema di pagamento contactless in superficie funzionerà in modo analogo a quello già attivo da 4 anni ai tornelli della metropolitana, basta avvicinare al lettore la propria carta (aderente ai circuiti Mastercard, Visa, American Express, Maestro e VPay) attendere pochi istanti e sul display appare un messaggio di avvenuta transazione accompagnato da una luce di colore verde e da un suono di conferma. Stando ai dati forniti da ATM i pagamenti contactless sono sempre più apprezzati dai passeggeri tanto che, dal 2018 ad oggi, sono stati oltre 40milioni i biglietti acquistati in questo modo ai tornelli delle metropolitane a cui si sommano i 320mila dal 2020 sulle linee 50, 70 e 73 su cui era stata avviata la sperimentazione.
Conclusione
Il momento, mi rendo conto, non è facile. Ma non dobbiamo smettere di fare Politica (con la P volutamente maiuscola). È importante restare sui contenuti, sulle idee e sui valori, evitando polemiche inutili. Perché mi piace pensare che i sogni restino, e le classi dirigenti passino. E quello del partito unico riformista è un sogno.
Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale
Luca
(Chi volesse seguirmi anche sulle mie varie pagine social per non perdersi nulla può farlo da qui:👉🏻https://linktr.ee/Luca.Bellinzona)
Post Scriptum
L’Ungheria di Orban, grande amico del Presidente del Consiglio Meloni, prosegue nella sua disumana e incivile crociata contro lo stato di dritto. Dopo la legge anti propaganda LGBTQ, che con la scusa della tutela dei minori prevedeva la censura di qualunque rappresentazione dell’omosessualità e delle persone transgender, è stata da poco approvata una nuova norma che consente la segnalazione anonima delle famiglie LGBTIQ+ alle autorità. Dunque a qualsiasi cittadino ungherese sarà garantito il diritto all’anonimato se riferisce all’autorità di essere a conoscenza dell’esistenza di una famiglia LGBTQI+ su territorio ungherese. Una legge che, almeno a me, ricorda una delle pagine più buie della storia. Ma forse sono io che esagero. Quello che è certo è che oggi come ieri la destra cerca dei nemici interni da combattere e in opposizione ai quali costruire la propria identità. Prima i migranti, poi la comunità LGBT e domani chissà. Mi chiedo per quanto tollereremo la sua presenza nell’UE.
