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A Ruota Libera #36
Il 25 aprile è la celebrazione più importante del nostro paese, eppure i due estremi dell'arco politico hanno dei problemi al riguardo.
Il 25 aprile è patrimonio di tutti

Ieri si è celebrato il 78° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Il 25 aprile del 1945, quando le forze tedesche erano in rotta e i russi erano prossimi ad entrare a Berlino, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (guidato, tra gli altri, dal futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini) proclamò l’insurrezione di tutti i territori ancora occupati dai nazisti e dai repubblichini. Il 27 aprile Mussolini sarebbe stato catturato mentre scappava verso la Svizzera e fucilato il giorno dopo, ed entro il 1 maggio tutta l’Italia settentrionale era libera.
Una data fondamentale e fondativa per il nostro paese. Non saremmo qui oggi se non ci fosse stato il 25 aprile. Non vivremmo in una repubblica democratica se i partigiani avessero perso la guerra di liberazione. Ed è proprio partendo da questo presupposto che non riesco a comprendere come, ancora oggi, la Liberazione diventi terreno di scontro e di divisione. E attenzione, non parlo solo della destra.
La contraddizione a destra è certamente la più visibile soprattutto quest’anno che, per la prima volta, abbiamo un partito erede del MSI che esprime il Presidente del Consiglio. Se qualcuno pensava che, proprio l’essere seduti sui banchi del governo portassero la destra italiana su posizioni più di buon senso ha dovuto fare i conti con la realtà. Tra La Russa che parla di assenza di antifascismo nella costituzione e Meloni che, ribadendo la distanza tra la destra attuale e il fascismo, si dimentica di citare la resistenza o i valori dell’antifascismo è chiaro che la destra attuale non sia ancora in grado di fare quel passo in avanti che la porterebbe ad essere una destra moderna di stampo europeo. Passo avanti che invece ha fatto con coraggio l’ex leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini che, a “In mezz'ora in più” ha dichiarato:
"Ancora una volta abbiamo un 25 aprile di divisione, all'insegna delle polemiche e delle risse per fortuna solo verbali. Tutti si devono chiedere perché e fare quello che possono per evitare che nei prossimi anni si sia nelle stesse condizioni. deve farlo soprattutto la destra che oggi governa forte di un voto indiscutibile e perché per alcuni non avrebbe fatto i conti. La destra i conti li ha fatti, Meloni dica, perché so che ne è convinta, che libertà e uguaglianza sono valori democratici, sono della Costituzione, sono valori antifascisti: non capisco la ritrosia a pronunciare questo aggettivo. La capisco ma non la giustifico". Così Fin. Fdi "dica che si riconosce nei valori antifascisti oggi come An ieri".
Ma i problemi con il 25 aprile non sono solo a destra. Anche la sinistra infatti ha qualche difficoltà a comprendere come la Resistenza e la Liberazione siano valori e riferimenti di tutti quelli che si riconoscono nei valori costituzionali e repubblicani. Si perché c’è una parte di sinistra che pensa di avere il monopolio sul 25 aprile, come se solo chi si rifà al comunismo sia legittimato a scendere in piazza. Questo accade fondamentalmente perché intorno al tema della Resistenza e della Liberazione c’è un’enorme ignoranza storica. Checché ne dicano i vari Potere al Popolo, Unione Popolare e i centri sociali a combattere per cacciare i nazifascisti c’erano non solo partigiani comunisti, ma anche combattenti liberali, socialisti, cattolici e persino monarchici. Per questo è importante che le forze politiche liberali, popolari, riformiste, conservatrici di destra come di sinistra e di centro siano presenti alle manifestazioni del 25 aprile. Non si può collaborare ad alimentare questa retorica monopolistica che la sinistra, strumentalmente, mette in campo per legittimarsi.
A tal proposito la mia solidarietà va agli amici di +Europa/radicali Torino aggrediti da facinorosi rossi che non hanno gradito la presenza delle bandiere della NATO alla manifestazione. A questi vigliacchi di sinistra dico che avete perso ogni diritto di intestarvi il 25 aprile da quando, dietro un pacifintisimo esasperato, vi siete schierati dalla parte dell’invasore fascista russo contro la resistenza ucraina.
C’è una certa sinistra che pensa di avere il monopolio sul #25Aprile e di poter quindi dare patenti di legittimità agli altri. Quello che non capiscono è che il loro diritto di festeggiare la #Liberazione l’hanno perso quando hanno deciso di sostenere il fascista Putin.
— Luca Bellinzona 🇪🇺🏳️🌈 (@LucaBellinzona)
8:43 AM • Apr 26, 2023
10 anni di uguaglianza. In Francia
Il 23 aprile 2013, sotto la Presidenza del socialista François Hollande, l’Assemblea Nazionale francese approvava in via definitiva la legge sul matrimonio egualitario. Da allora, 10 anni dopo, sono circa 70mila le coppie arcobaleno francesi che hanno potuto dirsi sì di fronte alla legge come qualsiasi altra coppia. Una vera e propria rivoluzione epocale che appare ancora più rivoluzionaria se pensiamo che, in Italia, all’epoca, non esistevano neanche le unioni civili (che sarebbero state approvate solo tre anni dopo sotto il governo di Matteo Renzi).

La nostra legge sulle unioni civili compie quest’anno 7 anni. E se già era antiquata al momento della sua approvazione lo è ancora di più oggi. E se va certamente riconosciuto il coraggio di Matteo Renzi nell’aver messo la fiducia su quella proposta di legge come va riconosciuto il fatto che, finalmente, dopo anni di chiacchiere, convegni e piazze piene, finalmente la sinistra approvava una legge sui diritti, è anche chiaro che non possiamo fingere che ormai non basti più.
Io credo che dopo anni di unioni civili l’Italia sia pronta a fare quel passo in avanti verso il riconoscimento della piena uguaglianza di tutti i cittadini in attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Anche perché, come volevasi dimostrare, nonostante le unioni civili la società italiana non si è sfasciata come qualcuno a destra sosteneva.
Proprio su questi temi si è incentrato il mio intervento di settimana scorsa al convegno “Pensiero liberale e diritti della persona”. Per chi se lo fosse perso può trovarlo qui.
I funerali della vocazione maggioritaria

Negli ultimi giorni due esponenti di punta del Partito Democratico hanno lasciato il PD in dissenso con la linea massimalista espressa (almeno in tempo di primarie perché da quando ha vinto pare sparita nel nulla) da Elly Schlein. Parlo di Andrea Marcucci e del Senatore Enrico Borghi. Il primo ha deciso di aderire ai Liberaldemocratici Europei (LDE) mentre il secondo è entrato nella grande comunità di Italia Viva. Entrambi, oltre alla distanza con Elly Schlein (sia sui suoi detti che, e soprattutto, sui suoi non detti) i due ex dem sono accomunati dalla volontà di costruire una nuova forza riformista e liberale che sia alternativa sia alla destra di Salvini e Meloni che al populismo massimalista di Conte e Schlein. Una casa quantomai necessaria oggi per evitare che i moderati venga monopolizzato dalla Meloni di governo.
In tanti, soprattutto sui social, hanno apprezzato questa scelta, ritenendo che sia non solo giusto ma necessario che chi non condivide più la linea del partito se ne vada. Penso però che questa caccia ai riformisti prima, e ai popolari oggi, non faccia altro che indebolire il Partito Democratico che nasce proprio dalla fusione di famiglie politiche diverse. L’atto rivoluzionario che ha rappresentato nel 2007 la nascita del PD, e ben descritta dal discorso del Lingotto di Walter Veltroni, stava proprio nella decisione di mettere da parte le differenze per unire popolari, liberali e socialdemocratici in un partito plurale e a vocazione maggioritaria capace di parlare a tutti. Oggi, con una segreteria Schlein che si sposta progressivamente a sinistra e che tende a isolare (questo in piena coerenza con la linea di Enrico Letta) l’anima riformista del partito questo pluralismo sta venendo lentamente a meno.
Pur non facendo parte del PD sono convinto che un partito socialdemocratico forte, capace di arginare gli estremismi di sinistra, serva al paese. E proprio per questo mi spiace che i Democratici oggi invece di ispirarsi all’SPD di Scholz (che guarda ai liberali e non a Die Linke) si ispirano ad esperienze perdenti come quella di Corbyn o del Partito Socialista francese.
Conclusione
Oggi più che mai il panorama politico italiano è fluido e in continuo divenire e tutto può cambiare da un momento all’altro. Per questo è importante continuare a restare sui contenuti proseguendo a cercare di costruire, dal basso, quelle fondamenta per il partito nuovo dei riformisti che serve al paese.
Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale
Luca
(Chi volesse seguirmi anche sulle mie varie pagine social per non perdersi nulla può farlo da qui:👉🏻https://linktr.ee/Luca.Bellinzona)