A Ruota Libera #38

“Non è giusto e mi dà un senso di angoscia per il nostro futuro vedere che chi difende i propri diritti viene pubblicamente sbeffeggiato.” Nilde Iotti

Eccomi ancora qua

Lo ammetto, è passato un po’ troppo tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Vi chiedo scusa, ma ultimamente è un periodo un po’ complicato. Tra ultima sessione d’esami e tesi di ricerca il tempo è poco (e lo stress è tanto). Ma questo non vuol dire che mi sia fermato, anzi.

  • Il 20 maggio ho partecipato alla Marcia per l’Europa organizzata dal Comitato Ventotene in collaborazione con la comunità ucraina di Milano. Nonostante la pioggia è stata una bellissima occasione per ribadire il valore e l’importanza dell’Unione Europea che, oggi più che mai, si dimostra garante di pace e benessere.

  • il 28 maggio sono stato alla manifestazione Basta abusi, organizzata da ACET, Arcigay Milano, Ala Milano e I Sentinelli di Milano a seguito del pestaggio di Bruna da parte della Polizia Locale di Milano. Di quanto accaduto ne ho parlato sia qui che sulla pagina di Diritti al Centro.

Prosegue poi come sempre la mia attività dentro l’associazione Liberi di cui ho l’onore di coordinare il tavolo diritti e pari opportunità e con con il quale stiamo facendo un ottimo lavoro. Se qualcuno fosse interessato a conoscere qualcosa in più di Liberi può farlo dal loro sito.

Il mese del Pride è iniziato

Giugno, lo sappiamo, è il mese del Pride, e mai come quest’anno è fondamentale sfruttare quest’occasione per ribadire il nostro impegno nelle battaglie per i diritti e le libertà individuali. È inoltre il primo Pride dell’era Meloni caratterizzata dal governo più a destra della storia repubblicana, che vede come primo partito del Parlamento gli eredi del MSI (di cui hanno ancora la fiamma nel simbolo). Sono al governo da poco più di sei mesi ma già si percepisce un chiaro cambiamento nell’atteggiamento nei confronti della comunità LGBT+ italiana. Si è visto nell’aumento delle aggressioni a sfondo omotransfobico, da ultimo quanto accaduto qualche giorno fa a Pavia. Ma si vede anche dall’assalto frontale ai diritti portato avanti dal governo: prima il decreto Cutro poi la decisione di schierarsi contro la trascrizione dei figli delle coppie arcobaleno (agendo anche retroattivamente) passando dall’accusa ai Pride di promuovere l’illegalità.

Oggi più che mai è necessario tessere una rete di consenso trasversale intorno a questi temi, che metta insieme tutti quelli che si schierano dalla parte dei diritti e delle libertà civili. E non parlo solo di diritti LGBT+. Le battaglie del Pride infatti si legano a doppio filo con le rivendicazione dei migranti e dei tanti, troppi italiani senza cittadinanza, con quelle delle donne che chiedono di poter essere libere di decidere del proprio corpo e delle persone disabili che si battono per vedersi riconoscere i loro diritti o dei malati terminali che chiedono una legge umana sul fine vita. Tutti insieme infatti possiamo essere quella forza capace di costringere la politica ad ascoltare la società che, come spesso accade, è più avanti di chi la governa. Se invece ogni gruppo, sigla e associazione continuerà a curarsi solo del suo piccolo orticello il rischio concreto è quello di restare nell’irrilevanza politica. Che poi, si dice tanto che esista una fantomatica Lobby Gay, tanto vale mettersi di impegno e fare sì un vero lavoro di lobbing (nel senso buono del termine) per cercare di portare a casa qualche risultato.

Un bel segnale in tal senso è arrivato dal Roma Pride che si è tenuto lo scorso 10 giugno e ha visto la partecipazione di oltre un milione di persone, sancendo un successo strepitoso che è anche la migliore risposta a quanto accaduto negli scorsi giorni col diniego del patrocinio da parte della Regione Lazio.

Parlando di politica

Ci eravamo lasciati con il divorzio del Terzo Polo con tanto di lancio di stracci via social tra Renzi e Calenda e oggi ci ritroviamo con una tregua armata che dovrebbe (mai dare qualcosa per definitivo) essere propedeutica alla costruzione di una lista comune alle prossime europee. Da una parte sono contento che i gruppi parlamentari siano rimasti uniti ma, d’altro canto, mi chiedo quanto siamo ancora credibili. Mi spiego meglio: quanto gli elettori, dopo tutto quello che è accaduto nelle ultime settimane, crederanno all’ipotesi di una prospettiva unitaria? Il rischio che corriamo, fatto salvo che ci sia un cambio radicale nell’atteggiamento sia della base che (soprattutto) dei dirigenti, è che le persone vedano in questo riavvicinamento l’ennesimo stratagemma per superare lo sbarramento delle prossime europee che si assesta al 4% (un punto in più rispetto alla legge elettorale italiana). Si perché al momento, dati i sondaggi, nessuna delle forze che fanno riferimento a Renew Europe, sarebbero in grado di entrare al Parlamento Europeo. E se consideriamo che le prossime elezioni europee possono sancire un cambiamento radicale nella politica europea, coi socialisti che si spostano a sinistra e i popolari che cercano di cementificare l’alleanza con i conservatori, l’indebolimento di Renew Europe è una prospettiva da evitare a ogni costo.

Va detto anche che le altre opposizioni non stanno meglio, anzi. Penso al Partito Democratico che, in linea con l’elezione a segretaria di una non iscritta al PD, ha scelto di nominare vicecapogruppo alla Camera Paolo Ciani, Segretario di DemoS (partito minore che ha aderito alla lista elettorale Italia Democratica e Progressista). Se già la scelta di nominare il segretario di un altro partito a una carica così importante lascia a desiderare, altri dubbi vengono se consideriamo che Ciani è stato l’unico del gruppo parlamentare del PD che ha votato contro all’invio delle armi all’Ucraina. Ora, se è vero che a pensare male si fa peccato, a me viene da pensare che questa sua posizione sulle armi sia stata la ragione ultima della sua elezione. Non a caso nella sua prima intervista da neo-vicecapogruppo Ciani ha voluto assicurare che il suo impegno sarà quello di cambiare la linea del PD rispetto alle armi.

Altro partito, o meglio ex-partito, a non passarsela benissimo è Articolo1. Molti di voi non sapranno chi sia, e li capisco. Vi rinfresco la memoria: è quel partitino nato come scissione a sinistra del PD guidato da Speranza e che nel suo pantheon comprendeva massimi esponenti della ditta quali D’Alema e Bersani. Dopo una storia di infiniti successi elettorali, in un discorso pieno di pathos, il segretario Speranza ha annunciato che il partito si scioglierà per confluire nel Partito Democratico. Un destino già scritto e previsto visto che, il loro unico obiettivo, era quello di sconfiggere il PD di Renzi e riportare la ditta alla guida dei DS. Ops, scusate, del PD.

In conclusione

Sempre più spesso mi interrogo sul senso di fare politica, soprattutto in un contesto dove essa ha sempre di più perso la sua missione di essere strumento per cambiare il presente. Mi sembra che ormai la politica, o quantomeno quella dei partiti, si sia ridotta a una mera ricerca della sopravvivenza e del del metodo migliore per garantirsi la poltrona. Spero che si possa presto a tornare a una politica che parla di possibilità, di futuro e che si presenti come perno del progresso e del cambiamento. Una politica che, insomma, torni a scaldare i cuori e ad appassionare le persone.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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Post Scriptum

Ho letto che il Politecnico di Milano ha dato vita a un servizio di scorta privata per i suoi studenti che dal campus Bovisa devono raggiungere la stazione Villapizzone (a chi interessa ne ho parlato più approfonditamente qui). Niente di nuovo. Qualche tempo fa un servizio simile era stato attivato dalla Bocconi. I motivi sono sempre gli stessi: garantire maggiore sicurezza agli studenti nelle ore serali. Ma solo io penso che sia una follia? Garantire la sicurezza è un compito delle istituzioni pubbliche (in particolare del Ministero degli Interni) e di nessun altro.