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A Ruota Libera #40
Le difficoltà di una calda estate italiana
Inetti al governo
Mentre i problemi del paese sono tutti ancora lì ben presenti, a partire dall’emergenza sbarchi passando per l’inflazione fuori controllo, l’aumento dei costi della benzina (ma non dovevano cancellare le accise?) e la crisi demografica, il governo dei “pronti” guidato da Giorgia Meloni prosegue con le sue armi di distrazione di massa. Hanno iniziato con la lotta la Pos, il decreto rave e la lotta per tutto il globo terraqueo agli scafisti per poi arrivare al ponte sullo stretto di Messina ai taxi per riportare gli ubriachi a casa dopo la discoteca.
Ma se finora queste misure sono state (quando non sono cadute nel vuoto) inutili, con le ultime sparate della destra più populista del west si è superata la soglia dell’inutilità per finire in quella del dannoso.
Prendiamo ad esempio la tassazione sugli extraprofitti delle banche (dovuti principalmente all’aumento dei tassi di interesse voluti dalla BCE con il parere favorevole di Bankitalia) grazie al quale, oltre a bruciare 10 miliardi di capitalizzazione in borsa (che per intenderci significa che ci hanno perso i correntisti che, indirettamente, sono anche azionisti degli istituti di credito) si è fatto passare il messaggio che stia al governo definire la soglia del profitto legittimo oltre il quale si è passibili di extratassazione. Diciamo non il messaggio migliore che si può mandare agli investitori stranieri. Ma che questa misura non fosse esattamente una stella nel firmamento delle migliori proposte della storia della politica italiana ce lo doveva far sospettare il fatto che non sia stata presentata dal Ministro dell’economia Giorgetti ma da Salvini che è l’equivalente politico del prezzemolo, dove lo metti sta bene, tanto lui qualcosa da dire ce l’ha sempre. Se poi andiamo a vedere nel dettagli gli effetti di questa brillante idea ci accorgiamo di come l’incasso stimato è di circa 1,5 miliardi di cui la legge non prevede un utilizzo specifico. Di fatto si tratta di un pagherò per cui le banche versano e il governo, forse, aiuterà chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile (i quali hanno sottoscritto il tasso variabile pensando di guadagnare e ora che la loro scommessa è fallita chiedono aiuto allo Stato). Ma tornando agli effetti che questa tassa rischia di avere, considerato che questo extragettito deriva dai tassi di prestito, è che le banche per limitare le potenziali perdite chiudano i rubinetti del credito andando a colpire piccole imprese e cittadini che avranno ancora più difficoltà ad accedere ai prestiti. Per non parlare poi del fatto che le banche, che non sono certo enti di beneficenza, si rifaranno molto probabilmente delle perdite sui correntisti andando ad aumentare i costi di gestione dei conti corrente. Insomma, per recuperare un miliardo e mezzo si è messa in campo una misura che in una volta sola colpisce duramente la nostra credibilità internazionale e i correntisti. In una parola: populismo.

Che poi, tra tassa degli extraprofitti delle banche (e qualcuno parla di allargala anche a assicurazioni, case farmaceutiche e industria bellica), tetti al prezzo dei voli (col rischio che i vettori aerei lascino il paese) e lotta alle multinazionali come Uber, Airbnb ecc. più che il governo Meloni sembra l’esecutivo Fratoianni-Conte. La prossima volta gli elettori di destra potrebbero votare per Alleanza Verdi-Sinistra o i 5 Stelle, almeno saprebbero cosa aspettarsi.
L’ennesimo naufragio

Nel periodo dell’anno in cui italiani e stranieri prendono d’assalto le nostre spiagge, a pochi chilometri al largo dalle coste italiane si è assistito all’ennesimo naufragio di migranti. Questa volta si tratta di un barchino con almeno 45 persone a bordo partito dalla Tunisia e ribaltatosi al largo di Lampedusa. Di queste solo 4 sono riuscite a salvarsi, resistendo per ore nelle gelide acque del Mediterraneo prima di essere salvati da un’altra imbarcazione. Fortunatamente le loro condizioni di salute ora sono buone e sono stati presi in carico dalla Croce Rossa e a breve saranno trasportati in un hotspot.
Altre 41 vittime incocenti che vanno ad allungare il raccapricciante elenco di morti in mare nella tratta del Mediterraneo centrale che, come non smetterò mai di ripetere, è la tratta migratoria più mortale al mondo (pur non essendo la più trafficata). È chiaro che il governo non possa più voltarsi dall’altra parte, serve abolire al più presto il disumano decreto Cutro, permettendo alle ONG di tornare a pieno titolo nel Mediterraneo in attesa che l’Unione Europea si decida a tornare in mare con una nuova operazione di ricerca e salvataggio. Non c’è nulla di civile, di cristiano o da madre (visto che alla Premier piace definirsi madre cristiana) nel lasciare qualcuno a morire in mare.
Per altro, com’è che nonostante gli sbarchi, rispetto a un anno fa, siano quasi triplicati com’è che non se ne parla più? Come mai né Salvini né Meloni parlano più di invasione e di blocco navale? Non è che si sono resi conto che la loro propaganda sui migranti funziona benissimo quando sei all’opposizione ma non funziona quando si passa dall’altra parte? Sicuramente sulla questione sbarchi il governo della destra si gioca la faccia, e se la situazione proseguirà su questa linea prima o poi i nodi verranno al pettine e la Premier e il suo vice dalle nordiche origini avranno molto da spiegare ai loro elettori.
Il fallimento del salario minimo
Si parla molto ultimamente di salario minimo, una misura sacrosanta in un paese caratterizzato da un’alta percentuale di lavoratori poveri che pur spaccandosi la schiena non riescono ad arrivare a fine mese. Peccato solo che, come ormai succede sempre più spesso, i buoni presupposti hanno portato a una messa a terra che non è priva di criticità.
Si perché per riuscire a tenere insieme il campo largo le forze “liberali”, forse per minoranza numerica, hanno dovuto fare delle concessioni a Conte e Schlein. E non parlo di fissare la soglia a €9/lordi ora (da intendersi come minimo tabellare) che porterebbe ad avere uno dei salari minimi più alti del mondo in percentuale al salario mediano (circa il 75% contro il 60% che si utilizza solitamente come parametro di riferimento). Mi riferisco infatti alla previsione di un fondo pubblico di compensazione (leggasi più tasse) che vada a pagare con fondi pubblici il salario minimo in quelle realtà che non se lo possono permettere. Ora, da che mondo è mondo, il salario lo devono pagare i datori di lavoro, non lo Stato.

Ma perché si rende necessaria questa bizzarra misura? Semplice, perché gli stessi proponenti si sono resi conto che la soglia stabilita potrebbe essere troppo alta rispetto alle effettive capacità del nostro tessuto economico. Non ci dimentichiamo che quest’ultimo è ricchissimo di piccole e piccolissime imprese che, com’è noto, fanno già fatica oggi ad assumere personale. Per non parlare poi della differenza di salario media che si riscontra tra piccole e medie imprese e grandi aziende (ancora di più se si tratta di multinazionali).
Come ho accennato prima credo il tema del lavoro povero sia una delle grandi problematiche del nostro paese. Ma proprio perché si tratta di un urgenza non più trascurabile serve agire bene, evitando che la fretta ci porti ad approvare misure spot che difficilmente risolveranno il problema. Per cui ben venga il salario minimo, ma che sia la conclusione di un programma più ampio di riforme del mondo del lavoro che comprenda anche la riforma della rappresentanza sindacale, la detassazione della redistribuzione utili d’impresa e della contrattazione di secondo livello e misure specifiche per aumentare la produttività, a partire dagli incentivi alla fusione delle piccole e piccolissime imprese.
Conclusione
Non posso concludere questa newsletter senza ricordare una grande donna da poco venuta a mancare. Parlo di Michela Murgia, intellettuale, scrittrice, femminista e potrei continuare ma difficilmente riuscirei a descrivere la complessità e la profondità della sua persona. Una donna con cui si poteva essere d’accordo o meno (io, ad esempio, su alcune cosa l’ho sempre pensata in modo molto diverso), ma di cui tutti dovrebbero riconoscere la profondità di pensiero. Murgia, con il suo attivismo, la sua determinazione la sua forza gentile ha contribuito a deostruire il patriarcato e i suoi tentacoli, cercando di ridare alle donne il loro ruolo da protagoniste. Fateci caso, oggi tutti dicono è morta Murgia, non la Murgia. Già solo togliere gli articoli determinativi davanti ai nomi delle donne (perché nessuno dice mai il Renzi, il Salvini, il Mattarella ecc.), per il nostro paese, è un passo avanti.
P.S. Vi lascio con una sua riflessione sulla felicità che mi ha molto colpito e che credo faccia bene a tutti ascoltare:
"Riconoscere la felicità è una forma di intelligenza, perché molte volte ti passa accanto e tu non capisci che quello è un momento felice".
#MichelaMurgia— Luca Bellinzona 🇪🇺🏳️🌈 (@LucaBellinzona)
8:18 AM • Aug 11, 2023
Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale
Luca
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