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A Ruota Libera #43
Abbiamo un problema con le donne
Abbiamo un problema con le donne
La vicenda devastante del crudele omicidio di Giulia Cecchettin, a cui si somma l’omicidio e tentato suicidio avvenuto ieri a Fano (PU), e che portano il contatore dei femminicidi alla terrificante cifra di 106. E le dinamiche sono quasi sempre le stesse, tanto che la stragrande maggioranza delle donne uccise perde la vita per mano del partner o dell’ex.
Davanti a queste vicende, che dovrebbero unire l’opinione pubblica e la politica, abbiamo visto invece emergere il peggio che l’umanità ha da offrire. Chi ha attaccato la sorella di Giulia rea di aver detto la verità ossia che i femminicidi sono uno problema degli uomini, chi ha detto che se ci sono dei maschi violenti è colpa delle loro madri, e chi addirittura (forse perché si tratta di un maschio bianco, etero e di buona famiglia) si è riscoperto tutto d’un tratto garantista. Il tutto per tentare di lucrare su una tragedia, e per raccattare qualche mi piace in più sul dolore altrui.
Ma ora non voglio soffermarmi sui singoli casi, ma vorrei cercare di fare un ragionamento più ampio sulla condizione della donna in questo paese.
Ma guardiamo alla nostra storia
Se guardiamo al nostro passato recente ci rendiamo conto abbastanza facilmente che un certo grado di discriminazione istituzionale verso il genere femminile c’è stato, ed è durato a lungo.
Facciamo caso a tre questioni chiave:
Diritto di voto
Delitto d’onore
Matrimonio Riparatore
In Italia, fino al referendum monarchia - repubblica e contemporanee elezioni per la Costituente del giugno 1946, alle donne non era permesso di votare (e a tal proposito, se non l’avete ancora fatto, andate a vedere C’è ancora domani di Cortellesi). Se ci pensiamo bene quindi è meno di un secolo che nel nostro paese vige una forma di suffragio universale a tutti i livelli. Questo vuol dire che dall’Unità di Italia (per non parlare delle esperienze politiche precedenti) fino alla nascita della Repubblica le donne sono state escluse dai processi democratici, sia in termini di elettorato passivo che attivo. Che significa questo? Che tutte le decisioni erano prese da uomini votati da uomini. Un’intero punto di vista e tutta una serie di bisogni e necessità che sono stati esclusi a prescindere. Di fato lo stato stabiliva una differenza legale tra cittadini di serie A, le cui opinioni contavano e i cui interessi e bisogni erano tenuti in considerazione dalla politica, e cittadine di serie B le cui istanze erano ignorate (se non direttamente calpestate).
Altra onta del nostro paese fu il cosiddetto delitto d’onore, disciplinato dal codice penale che all’articolo 587 recitava:
“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in delitto d’onore ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”
Di fatto si stabiliva per legge che l’uomo che uccideva la compagna, la figlia o la sorella, o colui con il quale una di queste figure femminili della famiglia aveva intrapreso una relazione “illegittima”, per difendere il proprio onore poteva accedere a un regime di pena ridotta. Riuscite a immaginare qualcosa di peggio di uno stato che stabilisce per legge degli sconti di pena per gli uomini violenti perché innalzano l’ira determinata dall’onore perduto a un’attenuante quasi fosse una forma di seminfermità mentale? Io si, che tale legge venga abrogata solo nel 1981.
Sulla stessa linea del delitto d’onore troviamo il matrimonio riparatore, in vigore anch’esso fino al 1981, che prevedeva l’estinzione della pena per la violenza sessuale, se seguita da nozze. Di fatto le violenze sessuali, in quanto offesa alla morale e non alla persona, potevano essere perdonate se quell’onta all’onore veniva risolta. Ancora una volta la sofferenza della donna viene ignorata, e oltre a dover vedere il proprio stupratore libero era costretta anche a sposarlo. Per fortuna ci fu chi disse no: Franca Viola, una 17enne che dopo essere stuprata nel 1965 denunciò lo stupratore e rifiutò il matrimonio riparatore diventando simbolo di una battaglia che solo diversi anni dopo porterà all’abrogazione di questo schifo.
Un occhio al presente
Ma senza voler restare fermi al passato ancora oggi ci sono degli evidenti problemi in termini di parità tra uomini e donne, così come tutt’ora le istanze e le necessità di metà della popolazione non vengono ascoltate. Per non parlare delle continue offese al genere femminile che la politica in primis porta avanti.
Basti pensare al fatto che, ancora nel 2023, le donne guadagnano mediamente meno degli uomini, sono meno presenti ai vertici delle aziende e sono spesso costrette a dover scegliere tra famiglia e carriera. E pensare che, a peggiorare questa vicenda, il governo Meloni ha deciso di tagliare i fondi del PNRR destinato agli asili nido e non abbia alcuna intenzione di parificare maternità e paternità.
E pensiamo anche a come, solo qualche anno fa, Salvini andava sul palco di un comizio con una bambola gonfiabile che, a suo dire, rappresentava la presidente della Camera Laura Boldrini. Un attacco vergognoso che non solo offende la terza carica dello Stato, ma che è un’offesa a tutte le donne.
Per non parlare di una legge, la 194 (la legge sull’aborto), fondamentale per quanto riguarda i diritti delle donne. Nonostante la legge sia in vigore dagli anni ‘70 in molte regioni il tasso di obiettori è talmente alto da rendere di fatto impossibile accedere alla interruzione volontaria di gravidanza. Per non parlare dei casi in cui le regioni governate dal centrodestra fanno di tutto per ostacolare anche le forme di aborto farmacologico (si veda al caso umbro). Ancora una volta si dice che le donne non possono nemmeno decidere del loro corpo.
Potrei andare avanti all’infinito, parlando di come sulle donne spesso si scarichi tutto il peso del welfare familiare (pensiamo, oltre alla già citata mancanza di parificazione tra maternità e paternità, allo scarso riconoscimento della figura del caregiver familiare), l’assenza di educazione sessuale e all’affettività nelle scuole per insegnare il valore del consenso, il fatto che tutt’oggi alle donne venga chiesto in sede di colloquio se pensano di avere figli. Quello che vorrei far emergere è che, nonostante siamo nel 2023, siamo ancora molto lontani dalla parità di genere, anche a livello culturale e sociale.
Quello che ho cercato di dire in queste righe è che se noi vogliamo eradicare il cancro del femminicidio e della violenza sulle donne non si può partire solo dall’incremento delle pene, ma serve soprattutto fare un lavoro enorme a livello culturale per estirpare quell’idea della donna come oggetto che ancora oggi è presente nella nostra società.