A Ruota Libera #44

Parliamo di trasporto pubblico

Qualche giorno fa ATM, l’azienda pubblica controllata dal Comune di Milano che si occupa del trasporto pubblico della città, ha annunciato l’installazione dei primi tornelli di nuova generazione che contribuiranno a ridurre ulteriormente il tasso di morosità (i furbetti che entrano senza pagare il biglietto per capirci). Una notizia positiva, soprattutto per tutti quei milanesi, turisti e in generale chi vive la città, che pagano sempre e che sono stufi di vedere persone usufruire dei mezzi pubblici senza però contribuire a pagarne i costi.

E invece no, apriti cielo. Si è scaturita una polemica inutile che ha visto la sinistra milanese, quella che per intenderci ha più sigle che elettori (non scherzo, alle ultime amministrative c’erano 5 candidati di sinistra-sinistra che sommati tutte assieme raggiungevano a stento il 3%), sul piede di guerra. Ma cosa ha fatto infuriare la sinistra postmoderna meneghina? Molto semplice: davanti all’aumento dei biglietti ATM e alla crescita vertiginosa del costo della vita (affitti in primis) che insieme a salari spesso da fame sta rendendo Milano invivibile per sempre più fasce di popolazione, non si possono implementare tornelli del genere che colpiscono quei poveri cittadini che, per necessità, si vedono costretti a viaggiare senza biglietto. Qualcuno particolarmente coraggioso, o forse sarebbe meglio dire sprovveduto, arriva addirittura a dire che il trasporto pubblico, in quanto tale, dovrebbe essere reso del tutto gratuito.

Cerchiamo di analizzare queste critiche e proviamo a dargli una risposta più o meno puntuale.

Prima di tutto partiamo da una considerazione iniziale che ritengo fondamentale: non c’è nulla di più insopportabile della facile associazione tra morosità e povertà. Ma siamo sicuri che tutti quelli che saltano i tornelli in metro siano poveri che non hanno alternative? Questo non vuol dire che io neghi in generale la possibilità che una parte di quelli che non fanno il biglietto si trovano a doverlo fare per necessità, ma penso anche che ci sia una parte di furbetti che non paga per partito preso, non certo perché non se lo può permettere. Anche perché, se guardiamo ai costi degli abbonamenti annuali, quelli che si presuppone utilizzino i residenti che prendono i mezzi per andare al lavoro o a scuola, il prezzo è inferiore a €1/al giorno. E questo è il prezzo dell’abbonamento non scontato. ATM infatti prevede diversi sconti, tra gli altri, per pensionati, under 26 (gli under 14 non pagano proprio), disoccupati e redditi bassi (con ISEE sotto i €6mila l’abbonamento annuale viene meno di €100). Un prezzo che tutto sommato è conveniente, anche considerando l’estensione della rete ATM e gli investimenti fatti per realizzare la nuova linea M4, ampliare le linee esistenti e rinnovare il parco veicoli per avere solo mezzi 100% Green.

Chiusa questa lunga parentesi torniamo a quanto lamentano alcuni gruppi della sinistra. Partiamo dagli aumenti dei biglietti ATM. Prima di tutto va detto che questi aumenti non sono stati decisi da Comune di Milano o ATM ma da Regione Lombardia che ha imposto alle agenzie di trasporto pubblico locale di adeguare i prezzi dei biglietti all’inflazione. Per mitigare questo effetto il Comune ha investito ulteriori risorse per scongiurare che aumentassero anche gli abbonamenti, così da tutelare maggiormente chi utilizza i mezzi tutti i giorni per lavoro o per istruzione e “scaricando” gli aumenti sugli utilizzatori saltuari (soprattutto turisti). Ma questa decisione da parte di Regione Lombardia non è una novità. Sono anni che le giunte di destra che si sono alternate alla guida della Regione non hanno fatto altro che ridurre le risorse per il trasporto pubblico tanto che siamo passati da 287 milioni di contributi nel 2011 agli attuali 262, con una riduzione di 25 milioni a discapito degli investimenti, dell’aumento delle corse, del prolungamento delle metropolitane esistenti e l’apertura della nuova M4. Se questo non bastasse le proiezioni prevedono che nel 2024 le risorse destinate a Milano diminuiranno ancora arrivando a 260 milioni.

Passiamo poi al mix di carovita e salari bassi. Ora non è questa l’occasione per aprire un dibattito sulle responsabilità della sinistra e dei sindacati per la pessima situazione salariale di questo paese ma mi limito a dire che la questione non può essere scaricata sul primo cittadino. Il Consiglio Comunale di Milano ha infatti approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a implementare il salario minimo di €9/ora ai dipendenti del comune ma più di questo non può fare. A meno che qualcuno non pensi che possa obbligare le aziende private che hanno sede nel territorio cittadino a implementare un salario minimo. Allo stesso modo il comune non ha il potere di imporre un tetto agli affitti (salvo entrare in un labirinto di beghe legali che rischiano di fare più danni che altro) né tanto meno ha le risorse necessarie per un nuovo piano casa per realizzare nuovi alloggi di edilizia popolare. Ma questo non vuol dire che il comune se ne stia con le mani in mano, basti pensare alla mole di social housing di cui Milano è capostipite in Italia e in Europa e che garantisce case a prezzi contenuti inserite nelle tante opere di rigenerazione umana che ne negli ultimi anni hanno coinvolto diversi quartieri della nostra città.

Veniamo poi all’apoteosi del populismo, perché sì è populismo anche se viene da sinistra non è certo un monopolio della destra, ossia rendere gratuito il trasporto pubblico di Milano. Metto le mani avanti, piacerebbe anche a me, ma bisogna essere seri: al momento non è fattibile (salvo che non se ne faccia carico il Governo nazionale o Regione Lombardia). Questo perchè il tpl pesa per poco meno del 40% sul bilancio del Comune, con un costo di oltre 800 milioni di euro (ma quando la linea blu sarà completata il costo complessivo lieviterà a poco meno di un miliardo) di cui circa la metà coperto da biglietti e abbonamenti e il restante da Comune e Regione. Se vogliamo essere seri bisognerebbe spiegare ai cittadini, che non sono stupidi, quali servizi si vuole tagliare, o quali tasse si vogliono alzare, per racimolare circa 500 milioni extra all’anno per rendere gratuiti i trasporti. Ovviamente nessuno cita quali coperture intende usare perché, manco a dirlo, non hanno idea di come coprire i costi. Ma si sa, le bugie hanno le gambe non corte, cortissime!

Post Scriptum

  • Qui trovate un mio reel fatto per l’associazione LibeRI! (per cui scrivo anche sulla loro newsletter chi vuole iscriversi può farlo qui) in cui mettiamo a confronto la posizione della destra sulla maternità come missione/dovere per le donne e la visione liberale, rappresentata da Emma Bonino, che vede la maternità come una scelta

  • Qui ho parlato di come Giuseppe Conte abbia contribuito a salvare il governo votando con Lega e Fratelli d’Italia contro il MES

  • Qui ho cercato di raccontare come il governo Meloni abbia preso tutta una serie di provvedimenti contro le giovai famiglie

  • Ho poi cercato di denunciare ovunque (qui trovate il post twitter, qui quello IG, qui quello del nuovo social Threads e qui il video Tik Tok) lo scandalo del taglio dei fondi al centro di ricerca europeo sul cervello eredità di Rita Levi Montalcini

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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