A ruota libera - Referendum sulla giustizia

Uno spazio aperto di riflessione su quanto accade intorno a noi

Parliamo di giustizia

Come i più informati di voi sapranno domenica 12 giugno, oltre alle amministrative, si voterà anche per 5 referendum abrogativi sul tema della giustizia. Sfortunatamente i quesiti che avrebbero ottenuto più attenzione mediatica e interesse degli elettori (ossia cannabis, responsabilità diretta dei magistrati e, soprattutto, eutanasia) sono stati bocciati dalla Corte Costituzionale guidata dall'ex Premier Giuliano Amato e il raggiungimento del quorum è dato da molti per impossibile. Penso però che andare a votare, indipendentemente dalla scelta che si fa poi al seggio, sia essenziale. Sì perché il diritto di voto e lo strumento referendario sono diritti che abbiamo ottenuto non senza battaglie e disertare il voto è sempre un brutto segno. Se non altro per il messaggio di disinteresse che manda verso la cosa pubblica.

Ma torniamo ai nostri referendum. Ammetto che il tema soggetto al voto dei cittadini è molto complesso e non di facilissima comprensione anche perché, almeno per tre dei cinque quesiti, si tratta di questioni molto tecniche per addetti ai lavori. E se posso dire la mia penso anche che non siano sufficienti a cambiare radicalmente la giustizia italiana che è sempre più succube del correntismo tossico dei magistrati e richiede una riforma organica che la renda più rapida, efficiente e giusta.

Il primo quesito si occupa della riforma del CSM. Ma andiamo con ordine. Il CSM, o Consiglio Superiore della Magistratura, è l'organo di autogoverno dei magistrati. È presieduto dal Presidente della Repubblica a cui si affiancano il Presidente della Suprema Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la stessa corte. Gli altri 24 componenti sono eletti per due terzi dai magistrati, scelti tra i magistrati, mentre il restante terzo viene eletto dal Parlamento in seduta comune. Un magistrato che voglia candidarsi a far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme e, per arrivare a questo obiettivo, è costretto a chiedere il sostegno di una delle correnti (che sono diventate ormai quasi dei partiti all'interno della magistratura). Se vince il sì viene abolito l'obbligo di raccogliere firme garantendo ai giudici che si vogliono candidare al CSM maggiore autonomia liberandoli dal giogo delle correnti.

Il secondo quesito riguarda la valutazione dei magistrati. La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari, organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura. In questi consigli ci sono però anche membri “non togati”: avvocati e professori universitari in materie giuridiche. Questa componente laica, che rappresenta un terzo dell’organismo, è però esclusa dalle discussioni e dalle votazioni che attengono alle competenze dei magistrati, limitata al ruolo di “spettatore”. Solo i magistrati, dunque, hanno oggi il compito di giudicare gli altri magistrati. Se vince il sì viene riconosciuto anche ai membri “laici” di partecipare attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati.

Il terzo quesito invece riguarda la separazione delle carriere dei magistrati. Ad oggi infatti i magistrati possono cominciare la carriera come pubblici ministeri (quindi come accusa) e poi, dall'oggi al domani, passare al ruolo di giudice. Questo accade spesso, anche più volte durante la stessa carriera. La cosa grave però è che è capitato che, durante lo stesso processo, il magistrato passasse dall'accusa al giudizio mettendo a rischio il ruolo di terzietà del giudice. Se vince il sì Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Il quarto quesito si occupa dell'abuso della custodia cautelare ossia quella misura preventiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato. In Italia circa un carcerato su tre (il 31%) è stato internato a seguito di una misura di custodia cautelare. Non solo. Ogni anno circa un migliaio di persone sono messe in carcere per essere poi scagionate da ogni accusa. Ciò per altro comporta un lauto e giustissimo risarcimento per ingiusta detenzione (si pensi che dal 1992 a oggi lo Stato ha speso quasi 800 milioni di euro). Se vince il sì, pur restando in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati gravi, si abolirebbe la possibilità di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile “reiterazione del medesimo reato”. Questa è la motivazione che viene utilizzata più di frequente per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente.

Il quinto quesito propone invece di abolire il cosiddetto decreto Severino (dal nome dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino) che prevede, anche in forma retroattiva, l'incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna. Per coloro che vengono eletti basta allora anche una condanna in primo grado (e quindi non definitiva) per l’attuazione della sospensione. Secondo i promotori di questo referendum la legge avrebbe colpito e danneggiato ingiustamente diversi esponenti politici risultati poi innocenti negli ulteriori gradi di giudizio. Se vince il sì il decreto viene abrogato cancellando così l’automatismo e restituendo ai giudici la facoltà di decidere, di volta in volta, se, in caso di condanna, occorra applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici.

In questo breve spazio ho cercato di descrivere nel modo più semplice possibile su cosa si concentrano i 5 referendum sulla giustizia giusta promosso dai Radicali Italiani e di cosa comporti il loro eventuale successo. Lascio comuqnue qui un articolo de Il Post in cui sono spiegati sicuramente meglio di quanto posso fare io e attraverso cui chiunque può farsi una propria idea. Io non voglio certo dirvi cosa votare, anzi. Credo che ognuno debba informarsi e scegliere sulla base delle proprie idee. Spero però di stimolarvi ad andare a votare per evitare che si affossi il valore fondamentale dell'istituto referendario. Qui invece, per chi è interessato, può trovare il sito del comitato promotore del referendum.

Per il resto ci vediamo settimana prossima con un nuovo numero della newsletter per parlare, come sempre, di quello che succede intorno a noi.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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