A Ruota Libera #31

Identità cercasi

Buon lavoro ai nuovi segretari!

Lo scorso weekend si sono tenuti due congressi che hanno portato Elly Schlein e Riccardo Magi a guidare rispettivamente il Partito Democratico e +Europa. A loro va il mio più grande in bocca al lupo nella speranza che sappiano rilanciare i loro rispettivi partiti. A Riccardo spetta il compito difficile di posizionare +Europa, divisa tra un PD che guarda a sinistra e ai 5 Stelle e un Terzo Polo col quale ci sono ancora delle differenze di visione, soprattuto sui temi legati alle libertà e ai diritti civili. Elly invece dovrà riuscire a tenere unire un partito diviso non solo sul segretario, con gli iscritti hanno votato per Bonaccini e i non iscritti Schlein, ma anche su alcune posizioni chiave come il sostegno all’Ucraina.

Non voglio entrare nei dettagli di questi due congressi (anche se ci sarebbero dei punti interessanti da osservare) ma non posso che non guardare con una certa invidia a queste feste di democrazia e partecipazione. Si perché svolgere i congressi, scegliere in modo democratico le leadership e dare spazio a iscritti ed elettori è sempre una cosa positiva. Non solo perché con la visibilità che dà al partito può essere un assist elettorale (si pensi come dopo i congressi il PD vede sempre una crescita nei sondaggi) ma anche nella misura in cui fa sentire gli iscritti e gli elettori ascoltati e infonde nuova linfa vitale nel partito.

Per questo mi auguro che anche il Terzo Polo intraprenda la strada dei congressi, a livello nazionale come locale, per scegliere chi dovrà guidarci e per chiarire finalmente quale direzione vogliamo intraprendere.

Ci serve un’identità, ora

Come ho scritto anche su Instagram qualche giorno fa (e voglio ringraziare tutti per il sostegno che quel post ha ottenuto) con l’elezione di Elly Schlein il PD ha fatto una scelta identitaria molto forte. Scelta che va a polarizzare le proposte politiche di questo paese, con un blocco di sinistra, che si ritrova nella leadership giovane e progressista di Schlein, e la destra che viene abilmente guidata da Giorgia Meloni che in termini di identità forti non ha certo niente da imparare.

Questa polarizzazione identitaria non va sottovalutata perché il rischio che come Terzo Polo corriamo è quello di restare schiacciati nel mezzo mentre la politica italiana torna di corsa verso un bipolarismo ancora più ostentato e, forse, un po’ forzato. È naturale che per un partito nato dalla fusione di gruppi e persone con storie e identità diverse sia molto difficile trovare una quadra e un’unità, ma è qualcosa che va fatto. Perché se non saremo in grado di darci un’identità riconoscibile, chiara e forte non convinceremo mai l’elettorato della bontà del nostro progetto.

Diciamocelo chiaramente: non basta dirsi pragmatici e seri per ricevere voti. Anzi, questa supponenza e auto-convinzione di essere i migliori non aiuta a risultare simpatici (ma questo è un problema che i liberali hanno sempre avuto). Così come non aiuta voler essere la casa di tutto e il contrario di tutto. Tra riformisti, popolari, socialisti, cattolici, liberali e repubblicani non si riesce a capire, nel profondo, cosa vogliamo essere da grandi. Anche perché, con tutto il rispetto per questa idea di aprire le porte a tutti, se prima di invitare altri non stabiliamo intorno quali valori ci vogliamo aggregare non andiamo da nessuna parte. Il rischio infatti è quello di mettere in secondo piano tutti quei temi che sono “divisivi”, così come accaduto in campagna elettorale. So di essere noioso ma su riforma della cittadinanza, diritti e libertà civili, riforma di Dublino e potrei andare avanti a lungo quali sono le nostre posizioni?

L’unico modo per sciogliere questi nodi è quello di avviare una fase congressuale che chiarisca finalmente la nostra identità, anche a costo di scontentare qualcuno. Anche perché, credo sia scontato da dire, senza un’identità un progetto non può andare avanti. Perché per tanto che puoi tenere insieme più persone possibili prima o poi i nodi vengono al pettine, e le decisioni vanno prese. Pensate solo all’esperienza del Movimento 5 Stelle che finché è stato all’opposizione è riuscito a dirsi né di destra né di sinistra così da massimizzare i propri consensi, per poi finire per scindersi ripetutamente non appena è passato al governo.

Un disastro evitabile?

Pochi giorni fa, nei pressi di Crotone in Calabria, un barcone con centinaia di persone a bordo, si è inabissato portando con sé decine di persone, tra cui diversi bambini. Un dramma di dimensioni apocalittiche, che rappresenta una delle tragedie più gravi degli ultimi decenni e che torna a tingere di rosso il Mediterraneo. Non so quanti di voi lo sanno ma la rotta mediterranea, pur non essendo tra le più trafficate del mondo, è la più mortale al mondo. Considerate come, dal 2014 ad oggi, il Mediterraneo si è preso oltre 25 mila vite (secondo le stime, i numeri reali potrebbero essere molto ma molto più alti), praticamente come tutti gli abitanti di Sondrio.

Una tragedia che avviene a pochi giorni dall’approvazione definitiva del cosiddetto decreto ONG, che ricalcando quanto accaduto durante il governo Conte I (dove Salvini era Ministro degli Interni) ha criminalizzato le navi non governative impedendo loro di lavorare liberamente. ONG che intervengono, e qui voglio essere molto chiaro, andando a sopperire alle mancanze italiane e soprattutto europee che sono molto più concentrate a presidiare i confini che non a salvare i migranti in difficoltà.

Ma tornando al punto quello che fa più male, al di là delle parole indegne usate dall’altrettanto indegno ministro Piantedosi, è che secondo le ricostruzioni tale disastro si sarebbe potuto evitare. Sembrerebbe infatti che l’imbarcazione sia stata avvistata da un velivolo Frontex (l’agenzia europea per la sorveglianza dei confini) ma la segnalazione alle autorità italiane non è stata seguita da un tentativo di salvataggio.

Per chi fosse interessato può leggere l’articolo de Il Domani in cui viene ben raccontata questa tristissima vicenda.

Conclusione

È quindi chiaro come i prossimi mesi che abbiamo davanti saranno fondamentali per gli sviluppi del progetto del partito unico. Sulla base del percorso che Italia Viva e Azione (ma si spera che il perimetro si allarghi il più possibile) potremo intuire quali forme e quale direzione intenderemo percorrere. Un percorso che spero possa partire dal basso, mettendo al centro l’ascolto della base e dei territori. Vediamo come va.

Vi saluto e vi mando un abbraccio virtuale

Luca

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Post Scriptum

Con la vittoria di Elly Schlein il progetto del PD del Lingotto, del partito riformista a vocazione maggioritaria voluto da Veltroni è venuto meno. Il nuovo (per quanto nuovo possa essere un partito che riparte da Boccia, Franceschini, Bersani, D’Almea, Bettini e altri) PD è diventato un partito massimalista che spostandosi a sinistra andrà a fare concorrenza con il Movimento 5 Stelle e l’alleanza verde-rossa di Sinistra Italiana e Verdi. Questa è un’opportunità importantissima per noi, che non possiamo lasciarci sfuggire. Se vogliamo crescere non possiamo non tenere in considerazione la prateria che si apre a sinistra. C’è una parte dell’elettorato PD che non è disposto ad abbandonare il riformismo per morire grillino. A loro dobbiamo parlare.