Scegliere per contare

Il sistema bipolare ha retto, ora bisogna scegliere

Sgombriamo il campo fin da subito: io sto con Matteo Renzi, senza se e senza ma. Fare politica significa infatti saper leggere il presente e fare ciò che è meglio per il paese e non per sé stessi. Lo ha fatto Macron alleandosi con il Nuovo Fronte Popolare al secondo turno delle scorse legislative in Francia, lo ha fatto Biden facendo un passo indietro e rinunciando alla corsa presidenziale e ora dobbiamo farlo anche noi.

Dopo il fallimento del progetto del Terzo Polo e della lista Stati Uniti d’Europa – progetto che io per primo ho sempre sostenuto –  è chiaro che lo spazio al centro, indipendente da destra e sinistra, non c’è più. Voglio però essere chiaro su questo punto, se oggi il cantiere libdem è naufragato le colpe sono solo e soltanto di una persona: Carlo Calenda. L’inspiegabile decisione di mandare a morire il terzo polo per mezzo stampa prima, e l’ancora più folle decisione di rompere il fronte unitario di Renew Europe per le europee condannando i riformisti a stare fuori dal Parlamento Europeo, hanno fatto perdere all’ipotesi centrista ogni credibilità. Il bipolarismo è vivo più che mai e dobbiamo prenderne in atto.

 Ora, rispetto chi nonostante tutto persegue con l’idea del percorso alternativo a destra e a sinistra, ma credo che dovremmo chiederci cosa vogliamo essere: un partito di governo o a vocazione minoritaria? Perché bisogna essere consapevoli che, al momento, in un sistema maggioritario come il nostro – e che potrebbe diventare ancora peggio se dovesse passare la pessima riforma del Premierato – non c’è spazio per un’opzione terza. A maggior ragione se dall’altra parte, parlo di Azione, non c’è nessun tipo di intenzione di aprire a un progetto unitario. La chiusura di Calenda a una costituente aperta e partecipata, l’isolamento che vive Enrico Costa, l’assenza di autocritica non fanno che dimostrare come mentre gli altri lavoravano per costruire, qualcuno ha preferito mettere sé stesso davanti a tutto, anche al bene del paese.

Detto questo io non amo fare rappresentanza e credo la politica sia da intendere come potere, inteso come la possibilità di cambiare le cose, non come un continuo tentativo di galleggiare alla ricerca di qualche seggio. Se si vuole incidere, quindi, bisogna prendere una posizione, o da una parte o dall’altra. Davanti alla peggior destra della storia, che attacca i diritti civili (a partire dalla critica alla libertà di abortire alla GPA reato universale), usa la RAI come grancassa della maggioranza censurando le voci dissonanti, ci isola in Europa alleandosi con la destra estrema, spacca il paese con l’autonomia differenziata e distrugge la sanità pubblica, noi non possiamo girarci dall’altra parte. Serve mettere insieme tutte le forze capaci di mandare a casa Meloni, il cognato Lollobrigida, Roccella ecc. Dobbiamo fare quello che serve al paese, non quello che fa comodo a noi.

Certo, non sarà facile. All’interno del centrosinistra ci sono posizioni e sensibilità differenti su molti temi, ma sono sicuro che tali divergenze si possano superare. Poi dobbiamo riconoscere che il panorama politico di oggi sia molto diverso da quello del 2022. Elly Schlein, a differenza di Enrico Letta, non intende porre veti, gli stessi che hanno consegnato il paese alla destra di Meloni. Il PD inoltre, dopo le europee, ha visto un successo dei candidati riformisti, da Bonaccini a Picerno, da Tinagli a Gori, e questo dimostra come quegli elettori siano fondamentali se si vuole vincere.

Per quanto io creda infine che la cosa migliore sia superare il bipolarismo con una legge proporzionale che rompa il sistema delle coalizioni, un unicum politico che costringe ad alleanze spesso forzose, bisogna essere consapevoli che da qui a breve questa prospettiva non sia perseguibile. Dobbiamo quindi giocare con le regole attuali e sfruttare il sistema che abbiamo per vincere le prossime elezioni e mandare a casa la destra. D’altro canto le mie battaglie, le mie idee e i miei valori sono sempre stati antitetici a questa destra.