Verso i Referendum dell'8-9 giugno #54

Sull'importanza di votare

Sono mesi che non ci sentiamo, me ne rendo conto. Sono successe tante cose che spero di potervi raccontare a brevissimo rilanciando uno strumento, quello della newsletter, che sento sempre più necessario per affrontare la complessità che stiamo vivendo.

Intanto facciamo un breve riassunto di quello che è successo ultimamente:
- Il 25 aprile ho avuto l’onore essere alla testa della delegazione di Italia Viva che ha sfilato per le vie di Milano con il nostro striscione e le nostre bandiere
- Tra aprile e maggio mi sono occupato di curare la parte grafica della campagna elettorale del Centrosinistra per il Comune di Opera. Non abbiamo vinto, ma ce l’abbiamo messa tutta.
- Il 24 e 25 maggio c’è stata la Festa del Tesseramento 2025 di Italia Viva e anche il gruppo di Milano Metropolitana ha risposto all’appello
- Il 28 maggio sono tornato in presidio insieme ai radicali vicino all’ambasciata ungherese per portare la nostra solidarietà ai cittadini magiari che stanno subendo le politiche autoritarie e illiberali del governo Orban.

Tornando a noi, vi scrivo perché il prossimo weekend saremo chiamati a esprimerci su 5 quesiti referendari, 4 relativi al mondo del lavoro (2 di essi incentrati sul Jobs Act) e 1 sulla cittadinanza. Visto e considerato il silenzio tombale intorno a questi referendum - in particolare da parte della RAI che, almeno sulla carta, dovrebbe fare servizio pubblico - e la decisione della maggioranza di fare propaganda per l’astensione, ho pensato che poteva essere cosa gradita fare un approfondimento su quello su cui dovremo votare.

Informazioni utili

Si vota domenica 8 e lunedì 9 giugno per 5 referendum abrogativi, questo strumento permette ai cittadini di eliminare totalmente o in parte una norma approvata dal Parlamento. Perché siano validi devono recarsi alle urne almeno la metà degli aventi diritto. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23 di domenica, e dalle 7 alle 15 di lunedì. Potranno votare anche i fuorisede che hanno fatto domanda entro il 5 maggio, gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE e quelli che si trovano temporaneamente fuori dall’Italia per motivi di lavoro, studio e cure mediche che abbiano fatto richiesta entro il 7 maggio.

Quesito 1 - Contratto a tutele crescenti

Il primo quesito riguarda l’abrogazione della parte del Jobs Act relativa al contratto a tutele crescenti che prevede per le imprese con più di 15 dipendenti in caso di licenziamento illegittimo, al posto del reintegro del lavoratore, un indennizzo economico fino a un massimo di 36 mensilità.

Se vince il sì non si torna però, come fanno passare quelli della CGIL, all’articolo 18 originale, bensì alla riforma Monti - Fornero che nel 2012 aveva già limitato il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo, prevedendo nella maggior parte dei casi solo un risarcimento. Inoltre l’indennizzo massimo verrebbe ridotto dalle attuali 36 mensilità a 24. Bisogna qui ricordare che il reintegro nei licenziamenti illegittimi esiste ancora per gravi motivi (es. discriminazione o violazioni della maternità e paternità). Non solo, per le figure più fragili (es. disabili, chi viene licenziato dopo una lunga malattia) il Jobs Act prevede la reintegra obbligatoria. Se vincesse il sì e il quorum venisse raggiunto si tornerebbe alla modifica introdotta dal governo Monti-Fornero che prevede sia il giudice a decide se queste persone rientrino o meno sul luogo di lavoro.

Per tutti questi motivi voterò con convinzione no.

Quesito 2 - Piccole imprese, licenziamenti e indennità

Il secondo quesito propone di eliminare il tetto massimo di 6 mensilità di indennità che possono essere riconosciute ai lavoratori licenziati in modo ingiustificato nelle aziende con meno di 15 dipendenti. L’obiettivo è quello di aumentare le tutele per chi lavora nelle aziende medio-piccole.

Il referendum vuole eliminare il tetto massimo all'indennizzo, facendo sì che sia il giudice a stabilire l’indennizzo senza vincoli economici, valutando di volta in volta tutte le circostanze del licenziamento in base a criteri come la capacità economica dell’azienda, la gravità della violazione o l’età del lavoratore. Attenzione: ciò non garantisce che i giudici concedano importi superiori.

Non viene poi eliminata la differenza con i dipendenti delle grandi aziende (con i dipendenti delle piccole imprese che continueranno a restare esclusi dall’applicazione dell’articolo 18). Per le imprese con meno di 15 dipendenti (il 95% delle imprese italiane) infatti, non c’è mai stato nessuno obbligo di reintegrare il lavoratore licenziato ma è sempre stato previsto solo l’indennizzo economico.

Secondo i detrattori, l’abolizione di questo limite con la conseguente incertezza sul costo che potrebbe avere un licenziamento, rischierebbe di trasformarsi in un disincentivo ad assumere.

Considerato tutto penso di votare comunque .

Quesito 3 - Contratti a termine

Il terzo quesito propone di abrogare alcune delle regole sull’utilizzo dei contratti a termine, limitandone l’utilizzo. Il quesito chiede che i contratti di lavoro a tempo determinato siano stipulati solo in caso di esigenze specifiche o per sostituire lavoratori assenti (es. sostituzione per maternità). Da Monti in poi tutti i governi hanno progressivamente allentato le maglie dei contratti a termine. Oggi è possibile stipulare contratti a tempo determinato fino a 12 mesi senza specificarne il motivo. Se il contratto dura tra 12 e 24 mesi, è necessario indicare una causale specifica.

Se vince il sì torna l’obbligo di indicare una causale, anche per i contratti di durata inferiore ai 12 mesi. Inoltre i rapporti di lavoro a termine avrebbero una durata massima di 24 mesi e, se stipulati in assenza di esigenze specifiche si trasformerebbero in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Aumenta però il rischio di contenziosi davanti al giudice.

Va considerato però che i contratti a tempo determinato in Italia rappresentano all’incirca il 15% del totale (in linea coi dati degli altri paesi UE) e che questo tipo di contratto viene spesso usato come forme di inserimento volto poi a diventare indeterminato. Limitarli rischia quindi di ridurre la disponibilità delle aziende ad assumere anche per non incorrere in contenziosi legali che fanno felici gli avvocati ma non i lavoratori.

Per questo voterò no.

Quesito 4 - Responsabilità solidale delle imprese

Il quarto quesito riguarda la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. L’obiettivo dei promotori è aumentare la responsabilità dell’azienda committente in caso di infortuni o malattie professionali dei dipendenti in appalto.

Oggi, in caso di infortunio, l’azienda committente è responsabile, insieme all’appaltatore e ai subappaltatori, per i danni ai lavoratori, tranne quando l’incidente è causato da rischi specifici dell’attività dell’appaltatore o del subappaltatore. Il referendum vuole eliminare questa norma, rendendo sempre responsabile anche il committente. La responsabilità si estenderebbe inoltre a tutti i lavoratori non coperti da Inail o Ipsema (Istituto di previdenza per il settore marittimo). È la cosiddetta “responsabilità solidale”.

Questo quesito da solo non risolverà il problema delle morti sul lavoro, che va affrontato aumentando i controlli e razionalizzando l’attuale frammentazione delle competenze in materia tra vari soggetti, ma è può essere un primo passo.

Per questo voterò .

Quesito 5 - Cittadinanza italiana

Il quinto quesito non si occupa di lavoro, bensì di cittadinanza e propone di modificare la legge 5 febbraio 1992, n. 91 “Nuove norme sulla cittadinanza” voluta dal Governo Andreotti VII.

A oggi un cittadino di un Paese che non fa parte dell’Unione Europea, deve risiedere legalmente 10 anni in Italia per poter richiedere la cittadinanza italiana. L’obiettivo del referendum è ridurre da 10 a 5 anni questo periodo di residenza. Una volta ottenuta, questa potrebbe essere poi trasmessa ai figli minorenni. La riforma riguarderebbe almeno 2,3 milioni di persone in Italia che, in questo Paese, non solo nascono e crescono, ma da anni vi abitano, lavorano e contribuiscono alla sua crescita..

Va detto che anche ora gli anni non sono mai davvero 10: a questi vanno aggiunte lungaggini burocratiche che spesso aumentano il tempo necessario a ottenere la cittadinanza fino a 3 anni.

Questo è l’unico quesito che ho sottoscritto, e voterò con convinzione .

In conclusione

Fatemi però fare una riflessione conclusiva. Dispiace constatare che questi referendum non parlano del futuro, ma si aggrappano ostinatamente al passato. Sono stati concepiti più per regolare conti ideologici con Matteo Renzi che per affrontare Giorgia Meloni. Insomma, invece di fare opposizione al governo delle destre la CGIL e parte della sinistra preferiscono fare opposizione ai riformisti.

Non si affrontano i temi dei salari troppo bassi, della scarsa produttività che blocca la crescita, arrivando all’emorragia di giovani talenti che scelgono di vivere e lavorare all’estero. Per non parlare dell'enorme tema dell'intelligenza artificiale che sta rivoluzionando il mondo del lavoro.

Eppure è su questo che dovremmo discutere. Su questo possiamo mettere in difficoltà Meloni e il suo governo. Sul lavoro che c’è e che cambia, non su quello che c’era.

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Qui Maria Elena Boschi smonta alcune bugie della CGIL intorno ai quesiti relativi al Jobs